INTERVISTA – MALMESI: “LA B È L’OBIETTIVO: DA LI’ SI PUO’ INVESTIRE IN OTTICA FUTURA PUNTANDO SUI GIOVANI”

Dal giorno in cui la Figc ha dato l’affiliazione a Parma Calcio 1913 hanno rappresentato quell’entità che viene definita in diversi modi: i soci, la proprietà, i magnifici sette, e chi più ne ha più ne metta. Un’entità abbastanza silenziosa, fatto salvo per alcuni momenti particolari della stagione. L’idea che ci stuzzicava già da un po’ era quella di provare ad intervistarli tutti, uno ad uno, cercando di conoscerli meglio e capire, al di là della fama e dei cognomi importanti, chi sono coloro che in questo momento, affiancati da Parma Partecipazioni Calcistiche, possiedono il Parma. Ci riusciremo? Chissà…

Tentar però non nuoce, e dunque abbiamo deciso di iniziare ad inseguire quest’idea. L’abbiamo fatto con Giacomo Malmesi. Avvocato parmigiano, assieme a Barilla, Pizzarotti, Ferrari, Dallara, Gandolfi e Del Rio ha dato vita a Nuovo Inizio, la cosiddetta newco 1 che controlla il Parma Calcio.

Prima di tutto: è un tifoso del Parma o si sta appassionando ora?

“Io seguo il Parma da più di 30 anni. Mi considero un tifoso, senza alcun dubbio”.

Più da curva o da Tribuna?

“Più da tribuna che da curva perchè al Tardini ci sono sempre andato con qualcuno, da ragazzino, quindi con mio zio o con mio padre. In curva ho visto il derby della promozione, e ovviamente le partite in trasferta. Non ne ho fatte tantissime in Italia, ma ne ho fatte molte in Europa. A Wembley ad esempio sono andato con Marco (Ferrari, Ndr), partendo in pullman dalla stazione dei treni fino all’aeroporto”.

Dalla rinascita ad oggi è passato circa un anno e mezzo. Come l’ha vissuto?

“L’ho vissuto molto bene perchè è stato un anno e mezzo molto bello. È stato un po’ caotico all’inizio perchè, benché fossimo partiti per tempo non avendo valutato percorribile la strada della Serie B, due cordate hanno comunque tentato di percorrerla e questo di fatto ha provocato uno slittamento dei tempi e ha fatto sì che l’operazione potesse iniziare solo in estate. Siamo ripartiti dalla fine di giugno, sostanzialmente. Tra affiliazione, la famosa lettera del Comune e tutto il resto l’inizio è stato un po’ caotico. L’entusiasmo però era enorme, e l’anno in Serie D è stato bellissimo. Non ricordo un episodio che mi abbia depresso o che mi abbia spinto a ripensare alla decisione presa”

Può dire lo stesso di questa stagione?

“Questa stagione è nata male. Ci siamo resi conto che nessuno si stava divertendo, nè noi nè tutta la gente allo stadio. Anche per questo siamo arrivati alla decisione ormai nota, che è stata sicuramente difficile e sofferta soprattutto dal punto di vista personale, prima ancora che da quello “lavorativo”. Apolloni è un amico, lo era già prima di intraprendere questa avventura, è un esempio di uomo con la schiena dritta come pochi altri, e si distingue per un’onestà ed una sincerità da lodare. È stata una scelta dolorosissima, davvero, ma a nostro avviso era assolutamente inevitabile. Lì c’è stato un momento di sconforto, perchè il calcio non è un’attività di impresa come le altre: c’è di mezzo la palla, il palo, l’infortunio, l’arbitro… Anche se fai le cose giuste non necessariamente arriva il risultato. Posso dire che questo è stato il primo momento in cui abbiamo messo in discussione noi stessi e le scelte prese fino a quel momento”.

A proposito di scelte: come prendete le decisioni? Con che frequenza riuscite ad incontrarvi?

“Siamo tutte persone che hanno altri impegni e quindi trovarsi con una cadenza molto ravvicinata è impossibile. Ci vediamo almeno una volta al mese tutti assieme, e facciamo il punto della situazione. Con maggiore frequenza ci riuniamo invece a ranghi ridotti. Al giorno d’oggi fortunatamente è però facile confrontarsi con vari strumenti. Trovarsi fisicamente tutti assieme con persone che sono spessissimo all’estero è difficile, ma ci scriviamo e ci sentiamo almeno settimanalmente”.

Immaginiamo che i contatti tra di voi siano aumentati vertiginosamente a cavallo del cosiddetto ribaltone… Che periodo è stato?

“Sì, è stato più gravoso. Abbiamo lavorato soprattutto dall’ora di cena in poi, cambiando anche location in diverse occasioni. Dovevamo stare attenti, perchè da un lato è un “gioco” divertente anche per voi giornalisti quello di cercare di carpire informazioni e immagini, ma ci sono alcuni momenti in cui la riservatezza è assolutamente necessaria. Ci siamo scottati le mani, per certi versi, ed abbiamo imparato: nel mondo del calcio un secondo prima che tu abbia in testa l’idea di contattare qualcuno lo sanno già automaticamente tutti. La riservatezza era quindi fondamentale perchè altrimenti si rischiava di far saltare alcune cose delicate”.

Il mondo del calcio per molti di voi è una novità. L’aveva immaginato così come l’ha trovato?

“La parte affascinante è più affascinante di quanto mi aspettassi, perchè è un gioco stupendo. Ovviamente noi lo viviamo con un senso di responsabilità diverso da quello del “padre padrone”, che possedendo la società risponde a sè stesso e basta. Noi abbiamo inteso fin dall’inizio di rispondere in primo luogo alla città, altrimenti non avremmo mai intrapreso un’avventura del genere. La parte affascinante lo è davvero, ma non perdi mai in nessun momento questo senso di responsabilità enorme. Quando il Parma perde non sei solo deluso ed arrabbiato come singolo, ma sei anche dispiaciuto per tutti i tifosi che sono allo stadio. Finora abbiamo conosciuto solo una minima parte del lato non bello del calcio perchè abbiamo voluto dare un’impostazione alla società molto particolare, assolutamente trasparente. Ma a naso il lato brutto del calcio esiste ed è un vero peccato perchè basterebbe davvero poco per cambiare le cose. Altri paesi ce l’hanno fatta, l’Italia ancora no”.

Fin dagli inizi di questa nuova società i riflettori, anche nei titoli dei giornali, sono spesso puntati solo su alcuni di voi, come Barilla, Pizzarotti, Ferrari… La cosa la infastidisce?

“Assolutamente no, è una cosa che non mi disturba assolutamente e che ritengo del tutto normale”.

A proposito del suo lavoro, di che si occupa?

“Sono un avvocato, mi occupo di diritto civile, prevalentemente commerciale e fallimentare”.

Torniamo al calcio: dopo la vittoria contro la Reggiana potrebbe essere una domanda scontata, ma qual è stato il momento più bello di quest’avventura?

“Sicuramente il derby del 19 dicembre ha rappresentato una soddisfazione enorme. L’ho vissuto in trance totale. Sono uscito dallo stadio e non sapevo come avessimo giocato. Ho dovuto riguardare la partita in seguito, ed ho capito che avevamo giocato bene, ma sugli spalti l’ho vissuto con un’enorme tensione. Un’altro risultato che mi ha regalato grandi soddisfazioni è stata la vittoria contro il Pordenone. Non eravamo allo stadio, c’era solo Gandolfi. Io e Ferrari eravamo in Liguria ad una festa della moglie di un carissimo amico: un invito che non potevamo declinare, anche se soffrivamo per non essere presenti. Abbiamo guardato la partita su un telefonino che faceva le bizze, muovendoci come dei matti per cercare il segnale. A Pordenone è stato il momento in cui abbiamo toccato per la prima volta il fondo, diciamo, e lo sconforto era fortissimo. Poi vincerla in rimonta in quel modo ci ha dato una gioia enorme. Complessivamente invece direi che la cosa che maggiormente mi ha emozionato e’ stata la vicinanza e il calore dei nostri splendidi tifosi.”

Chi più e chi meno spesso più di un socio di Nuovo Inizio è presente al seguito della squadra. Tra i tifosi c’è sempre grande curiosità circa il vostro coinvolgimento, anche durante le partite…

“In casa non manco mai. Vado anche in trasferta, anche se ovviamente ogni tanto proprio non riesco a esserci. Però le mie figlie e mia moglie si sono molto appassionate e questo agevola il tutto. La presenza fisica allo stadio da parte della proprietà, in ogni caso, soprattutto quest’anno è evidente. Poi quando non riesco ad essere presente mi arrangio come posso. Lumezzane-Parma, ad esempio, l’ho vista da un rifugio, in montagna, con il mio cellulare. Io ero fuori che cercavo di guardarla da una parte, le mie figlie dentro dall’altra, e sono state loro ad uscire gridando quando ha segnato Scavone… Comunque sia anche gli altri non se ne perdono una, a partire da qualche insospettabile… C’è un coinvolgimento importante. Poi è ovvio che tra di noi c’è chi si è imbarcato in quest’avventura sopratutto per un discorso “civico”, diciamo così, e chi ci si è tuffato per un discorso legato al tifo e all’amore per questa squadra, ma l’attaccamento c’è da parte di tutti. È un’esperienza che raramente si ripeterà a determinati livelli, perchè trovare un gruppo di persone animate da intenti così simili, assolutamente coeso, è davvero difficile. Poi è ovvio che quando ci sediamo attorno ad un tavolo ci sono anche le discussioni, ed ognuno ha la propria idea, però c’è un’unione talmente forte ed una fiducia reciproca che si tocca con mano. Lo dico io, ma è piacevole sentirlo ripetere con assoluta sincerità anche da tutti gli altri in ogni occasione”.

Venendo al progetto che è iniziato con l’affiliazione e la rinascita dalla Serie D, si è parlato spesso di programmazione su base triennale. È così?

“Il progetto è dichiaratamente triennale, ma non vuol dire che finisce dopo tre anni. Non si possono prendere decisioni per un futuro indefinito, ma per determinati periodi e per orizzonti chiari. L’obbiettivo e l’impegno è quello di portare la squadra in Serie B in tre anni, perchè le serie inferiori non sono economicamente sostenibili. L’idea è quella di costruire una società che funzioni come una qualsiasi altra azienda non del mondo del calcio. Cioè che possa mirare al pareggio di bilancio o a guadagnare per reinvestire gli utili, ovviamente sempre per fini sportivi. Questo non si può fare nè in Serie D nè in Lega Pro. Il traguardo iniziale quindi è quello di togliere la società dal pantano, portarla in Serie B dove si può iniziare ad investire seriamente e non solo per il singolo anno, ma anche in ottica futura. Ci sono i diritti televisivi, e lì puoi cominciare veramente a lavorare sui giovani”.

Proprio sui giovani sarebbe giusto puntare, anche se il Parma ha una rosa decisamente “esperta”…

“Se fosse per noi avremmo giovani bravissimi sui quali investire per formarne sempre di nuovi ancora più bravi. D’altro canto la necessità attuale di arrivare il prima possibile in Serie B rende impercorribile una soluzione di questo tipo. È chiaro che ciclicamente come proprietà insistiamo sul discorso legato ai giovani talenti. Lo facciamo più che altro perchè è una soddisfazione: una cosa e’ assistere alle prestazioni di un calciatore di 32 anni che ha sempre giocato in un certo modo, e che viene a giocare in quello stesso modo per la tua squadra. Se invece in Serie B hai un giovane di tua proprietà che gioca bene provi una soddisfazione diversa. Il nostro obiettivo è di arrivare ad ottenere proprio questo”.

Immaginiamo che ogni socio abbia le sue preferenze, e che ognuno di voi abbia un giocatore preferito nella rosa attuale… Il suo qual è?

“Vado a periodi, questo vuol dire che ce ne sono stati più di uno…”

Buon tentativo di dribbling… In questo periodo chi è?

“Ho visto rinascere Baraye, ed è un giocatore che potrebbe tranquillamente giocare in Serie B se giocasse come sta facendo, riuscendo anche a fare la differenza. Deve però imparare a tenere quella costanza di rendimento che non ha evidentemente avuto fin qui”.

Tornando agli aspetti societari, lei ha da poco preso il posto che era di Scala nel CdA. Com’è nata questa scelta?

“Siamo in sette e ciascuno di noi, indifferentemente, può ricoprire e ricoprirà questa carica. Ovviamente non c’è nessuno che è designato a ricoprire questo ruolo in eterno, e tutti sono in grado di farlo molto bene. Questa volta è toccato a me, la prossima volta toccherà a qualcuno che non l’ha fatto. È un periodo in cui c’è la necessità di una figura che possa essere presente il più possibile, ed io lavorando a Parma ho questa possibilità”.

Per concludere, c’è qualche aneddoto divertente relativo a quest’anno e mezzo che ricorda particolarmente?

“Beh, circola una foto di Ferrari con il megafono in mano sotto la statua di Garibaldi durante la festa per la promozione in Lega Pro: quel frangente per me è stato divertente perchè quando l’ho vista per la prima volta mi chiedevo se fosse davvero lui… Per il resto diciamo che cerchiamo di essere seri, per ora. Dalla Serie B in poi penseremo anche a divertirci e a far divertire i tifosi”.