IL PARMA DI SCALA, MINOTTI E APOLLONI TROVA “CICCIO” CORAPI, SULLE ORME DI ZORATTO…

Sembra una leggenda, ma è una storia vera. È la storia del giorno in cui fu posta la prima pietra del Parma di Nevio Scala, un racconto di sette anni da sogno che ebbe una prima svolta il 24 giugno 1989. Quel giorno Scala era a Pescara, pronto ad affrontare lo spareggio promozione con la sua squadra di allora, la Reggina. Anche in scala-neviocaso di Serie A (che non arrivò per via di una sconfitta ai rigori con la Cremonese), il tecnico sarebbe andato al Parma di Ernesto Ceresini, che lo aveva convinto già al primo incontro. Ma il 24 giugno fu posta la prima pietra di una squadra leggendaria. Di mezzo c’è Giambattista Pastorello, il direttore sportivo crociato che quel giorno prese la macchina e andò a Cesena per un altro spareggio di Serie B, quello retrocessione, tra Brescia ed Empoli. A fine giornata bastò una telefonata per sancire l’inizio di una nuova storia. Pastorello alzò la cornetta, chiamò Scala e gli disse: “Oggi ho visto un giocatore che fa al caso tuo”. E l’allenatore, sorridendo, esclamò: “Zoratto, vero?”. Era lui, ovvio. Regista del Brescia allevato da Arrigo Sacchi, il “metodista” attorno cui sarebbe nato il 5-3-2 voluto da Scala. Quel giorno ci fu un colpo di fulmine dagli esiti fortunati.

Bene – l’abbiamo presa alla lontana pur non sapendo come sia andata realmente tra Minotti, Galassi e Apolloni – perché l’annuncio di quest’oggi potrebbe avere altrettanta importanza nel Parma del futuro: l’acquisto di Francesco Corapi, il centrocampista centrale a cui verrà affidato il compito di far “girare” la squadra della
Serie D.
Probabilmente, se l’allenatore oggi fosse ancora Scala, ne sarebbe entusiasta. Del resto, il paragone con Zoratto – seppure con le dovute proporzioni – non sembra affatto un falso storico. Partendo dal ruolo e arrivando alla statura minuta dei due (165 centimetri per Corapi, 167 per Zoratto), passando per l’età del loro corapiarrivo a Parma. Il regista di Scala aveva 28 anni, quello di Apolloni ne ha 29 (compirà 30 anni il 22 dicembre prossimo). Quel che è chiaro è che si tratta di un giocatore di estrema qualità, un direttore d’orchestra molto simile a un autentico lusso per la categoria. Corapi, del resto, non gioca in Serie D da dieci anni. Un solo campionato con il Sapri, 31 presenze condite da 4 gol prima del passaggio di categoria. Da allora, sei campionati e mezzo di C2, due e mezzo di C1 e uno della Lega Pro riunita. Tutti o quasi vissuti da titolare, compreso l’ultimo con L’Aquila. Forse la migliore stagione in carriera, di certo la più prolifica dal punto di vista realizzativo (4 gol). Un lusso bello e buono, un giocatore su cui puntare forte per ottenere una squadra che controlli il gioco e la manovra. Perché Corapi ha visione di gioco, lancio e gusto per l’assist. Ma non solo, compensa una statura non eccezionale con un fisico esplosivo, che gli permette di dare copertura alla retroguardia e aiutare in fase di recupero palla. Sempre in movimento, “atleticamente” nervoso, con un discreto tiro dalla distanza.

Fino a qualche giorno fa, Corapi era paragonato a David Pizarro. Da oggi verrà accostato a Zoratto. E chissà che da suoi piedi non nasca un’altra sinfonia come quella del “primo” Parma di Scala…