IL “LAVORACCIO” DEI CURATORI, TRA PUGNO DI FERRO E NOTTI IN BIANCO: DEBITO SPORTIVO DA 88 A 22 MILIONI

Manca ancora il finale, che verrà scritto il 9 giugno alle ore 12 (o forse il giorno dopo se dovessero esserci due o più offerte), ma di sicuro il lavoro dei curatori è stato imponente, instancabile, costante e senza sosta. Luci accese fino a tardi, trattative, fax e strette di mano. Ma anche, quand’è servito, il pugno di ferro.

Il debito sportivo quando Anedda e Guiotto hanno preso in mano il Parma Fc ammontava ad 88 milioni. Già qualche settimana fa ParmaFanzine.it aveva anticipato
curatori-rogatoche l’ammontare totale non era di 74 milioni come aveva rilevato la Guardia di Finanza (cifra che poi era stata inclusa nella sentenza di fallimento), ma che in realtà superava gli 80 milioni. Depositando il progetto di stato passivo, i curatori fallimentari hanno portato al Giudice Rogato un debito che da 88 milioni è sceso a circa 17, ai quali poi, come recita il comunicato, vanno aggiunti “ulteriori debiti per ritenute IRPEF non versate e contributi INPS per circa 5 milioni di euro”. La sforbiciata di Anedda e Guiotto, quindi, è quantificabile in 71 milioni di euro. E scusate se è poco…

In quei 71 milioni ci sono le molte rinunce incassate da giocatori in rosa o meno, tra le quali spiccano quelle di Belfodil (circa 1,4 milioni di euro) e Rispoli (820mila circa), che hanno rinunciato al 100% dei loro crediti in cambio dello svincolo. Ma non va comunque tolta importanza alle firme di tutti gli altri giocatori, che hanno rinunciato davvero a molti soldi: basti pensare che Cassano ha lasciato sul piatto oltre 1 milione di euro, ed altri sacrifici sono stati fatti da giocatori come Marchionni (1 milione di euro), Cassani (1,3 milioni), Pozzi (900mila euro), Gobbi (1,3 milioni), Lodi (quasi 700mila euro), Capitan Lucarelli (1 milione di euro), Mirante (1,4 milioni), ed altri. Importanti anche le rinunce di chi a Parma ha giocato poco, e che è sempre stato parcheggiato altrove: uno su tutti Musacci, che ha lasciato sul piatto quasi 900mila euro. Non meno importanti le firme di chi non prende grandi somme, ma che ha accettato un taglio della stessa percentuale dei colleghi più “onerosi”. Ultimi, ma non per questo meno importanti, tutti quei dirigenti e collaboratori che, anche loro, hanno accettato un taglio sostanzioso.

I curatori hanno invece usato il pugno di ferro dove la legge, secondo la loro interpretazione, lo prevedeva. C’è da considerare il fatto che agiscono per conto del Tribunale di Parma e che quindi, dal punto di vista legale, dovrebbero sapere il fatto loro ed essere ben coperti. Rigettata dunque la richiesta della Lega di inserire nel debito sportivo il contributo di 5 milioni di euro, come rigettate le richieste di alcuni club internazionali (Atletico Nacional, Wolfsburg, Manchester City, Lione, amauri-new-siteOlhanense) per vecchi crediti considerati infondati o non conformi alla legge, per circa 10 milioni di euro. Pugno di ferro anche con alcuni giocatori, ai quali sono stati rigettati o non ammessi crediti decisamente ingenti: Amauri ( quasi 2 milioni di euro), Jorquera ( la metà di quanto richiesto, ovvero 450mila euro circa), Marques (1,1 milioni di euro), Modesto (1,2 milioni di euro), Felipe (circa 1 milione di euro), Munari (1 milione di euro), Parolo (420mila euro), Tozser (1,8 milioni di euro) ed altri giocatori, per un totale di circa 9 milioni di euro. A ricevere il due di picche di Anedda e Guiotto è stato anche Martin Djetou, che in passato aveva fatto causa al Parma per delle mensilità non pagate, e aveva perso la causa: si è insinuato chiedendo quasi 8 milioni: niente da fare anche per lui. Tutte queste porte chiuse in faccia dai curatori fallimentari si basano su vizi di forma, contratti invalidi, simulati o che potrebbero aver frodato la legge, almeno secondo quanto da loro riscontrato. Giocatori e società hanno sempre la possibilità di fare causa, ma risulta difficile pensare che i curatori non abbiano prima fatto verifiche anche in concerto con il Tribunale sull’applicazione delle diverse normative. Ed in ogni caso sono arrivate ampie rassicurazioni anche dai curatori stessi in passato, nonchè dai vari esperti che sono intervenuti nelle trasmissioni televisive locali, sul fatto che eventuali iniziative legali non sarebbero dirette all’eventuale compratore, bensì alla procedura fallimentare. Diversi invece i casi di Ninis e El Cebolla Rodriguez che, per scelta o per semplice dimenticanza, non si sono insinuati nel passivo relativo al debito sportivo. Di sicuro molto dipenderà dalla decisione del Giudice Rogato, che il 19 ascolterà la relazione dei curatori fallimentari basata proprio sulla relazione consegnata questa sera. Difficile però pensare che il Tribunale, che coordina il lavoro di Anedda e Guiotto, possa rigettare il progetto depositato dai due curatori, anche se quella del 19 diventa un’altra data da cerchiare con il pennarello rosso sul calendario crociato.

Da 88 milioni di euro a 17 milioni (più 5 di contributi). Una sforbiciata di oltre 71 milioni. Ed ora attendiamo il 9 giugno, il giorno dell’ultima chance, con la convinzione che si sta davvero facendo tutto il possibile. E forse anche qualcosa di più.