IL DERBY E “PARMA DEVASTATA”? CARO QUESTORE, CI PERMETTA…

“Il derby è una partita già altamente a rischio e sfido chiunque a prendersi la responsabilità di farla disputare alla sera. Soprattutto visti i precedenti: vent’anni fa Parma fu devastata”. Queste le parole di Isabella Fusiello, questore di Reggio Emilia, rilasciate a Il Resto del Carlino. Il derby a cui si riferiva, ovviamente, è quello tra Reggiana e Parma, in programma (per il momento) alle 14:30 di lunedì 19 dicembre.

Sinceramente abbiamo chiesto lumi ai “più grandi” che ne hanno viste sicuramente più di noi e che, soprattutto, nel 1996 erano già grandicelli e non avevano solo dieci anni come nel nostro caso. La domanda ora ci sorge ancora più spontanea: Parma devastata vent’anni fa? Dove? Quando? Perchè? Nell’ultimo derby giocato al Tardini, il 22 settembre del 1996, c’è chi si ricorda qualche scaramuccia, ma nessuno ha memoria di “devastazioni” o di città sotto assedio. 

derby-lega-proAl di là delle differenti vedute e delle evidenti esagerazioni, tutto il dibattito sul derby che si prolunga dalla stesura dei gironi della Lega Pro sta diventando oltremodo stucchevole. L’abbiamo scritto in tempi non sospetti: non giocare o limitare una partita di calcio, a prescindere, è una sconfitta per lo Stato. È uno smacco per chi l’ordine pubblico lo deve gestire, e ponendo limiti a volte assurdi dimostra di scegliere sempre la via più semplice. Scegliere di proibire, o come in questo caso di programmare in orari assurdi un match come quello in questione, altro non è che un modo molto semplice per non assumersi le proprie responsabilità.

Già, perchè di responsabilità si tratta. “Sfido chiunque a prendersi la responsabilità di far disputare Reggiana-Parma alla sera“. Qualche alibi a chi deve gestire situazioni scottanti va comunque dato: i mezzi a disposizione, i tagli, le poche risorse… È indubbio che si tratti di un mestiere difficile. Il calcio però da sempre viene trattato in un modo inadeguato, come se fosse un mondo a parte dove, allo stesso tempo, concedere e reprimere più del dovuto. È vero che parlare è facile, soprattutto di un mondo complesso e di un lavoro sicuramente delicato, ma la sensazione è che a volte ci si voglia complicare la vita. La persona che sbaglia, comportandosi in modo violento all’interno o all’esterno di uno stadio, dovrebbe essere riconosciuto (come se chi di dovere non conoscesse già l’identità di ciascun esagitato…) e punito severamente. Allo stesso tempo, chi ha il dovere di gestire l’ordine pubblico deve appunto farlo, ovvero organizzare e delineare afflusso e deflusso di decine di derby-parma-reggianamigliaia di tifosi accorsi per una partita di pallone. Non è possibile che a causa di duecento (numero che forse è addirittura esagerato) siano poi gli altri 19.800 a rimetterci, ritrovandosi a non poter assistere ad un derby atteso come quello tra Reggiana e Parma perchè fissato ad un orario sinceramente ridicolo.

Proprio quella gara posticipata alle 14:30 di un lunedì è la tipica decisione all’italiana che permette a tutti di non prendersi delle responsabilità. Nessuno potrà dire a Questura ed Osservatorio di aver vietato ai tifosi di andare al derby, perchè si disputerà regolarmente. Senza contare poi che l’ordine pubblico, in un’orario che renderà impossibile l’afflusso della maggior parte dei supporters, sarà semplicissimo da gestire. Chiamiamola però con il suo nome: sconfitta. Sconfitta per uno Stato che non riesce da decenni a trovare un modo giusto, severo e puntuale di gestire certe situazioni (viene quasi da pensare che sia perchè, in fondo, fa anche comodo così) e che in questo modo penalizza la stragrande maggioranza di persone che non vedrebbero l’ora di assistere ad una semplice, anche se sentita, partita di calcio. Oppure cerchiamo di trovare un orario più degno e decente per una gara come quella che manca da vent’anni. Non per favorire i delinquenti, che vanno combattuti (ma per davvero) e dunque penalizzati, bensì per fomentare lo spettacolo al quale migliaia di spettatori non vedono l’ora di assistere. Certo, lasciare tutto così com’è evitando ogni tipo di responsabilità è ovviamente più semplice. Ma non azzardatevi a chiamarla vittoria…