I TIFOSI RISPONDONO A LONGOBARDI: “ECCO PERCHÈ TI MERITI TUTTO QUEST’AFFETTO”

Nel mondo del calcio c’è un’equazione che non è mai stata risolta fino in fondo. Cosa rende un calciatore l’idolo di una tifoseria? I gol, la costanza, il rendimento, la grinta, la corsa, la voglia, la coerenza… Sono tante le risposte, andando ad analizzare quelli che sono stati i giocatori osannati e coccolati negli anni. Ma è solo quello, o forse c’è anche un mix di fattori difficilmente decriptabili? Se l’è chiesto anche Longobardi, ieri pomeriggio, quando in conferenza stampa ha ammesso: “Non so cos’ho fatto per meritare tutto quest’affetto“.

bellaria-longobardiIl “Longo”, poco prima, aveva praticamente realizzato un’impresa: essere protagonista di un sogno, il suo, che ha accompagnato le sue notti da quel pomeriggio di novembre in cui il suo malleolo peroneale aveva fatto crack. Non è la prima volta che gli accade. Dopo essere rientrato da un infortunio al ginocchio, accompagnato da qualche polemica, esordì in maglia crociata contro il Villafranca Veronese. Non aveva i 90′ sulle gambe, si diceva, eppure non fu sostituito e con una zampata segnò un gol che verrà ricordato come una delle reti fondamentali di questa cavalcata. Dopo la rete non ci pensò nemmeno due secondi: alzò la testa e le braccia in segno di gioia e si arrampicò sulla ramata. Chissà se aveva già sentito parlare di Massimo Barbuti, chissà se aveva visto qualche foto d’archivio, cimeli da conservare ancora oggi a distanza di anni.

Non conosciamo il segreto del Longo, ma anche ieri quello che può essere considerato il suo “nuovo” esordio in maglia crociata ha raggiunto la soglia della perfezione. A fine primo tempo ha iniziato il riscaldamento, la gente ha iniziato ad acclamarlo ma lui ha risposto con un timido gesto della mano. Travolto dalle emozioni, da quei flash che ogni giocatore vive poco prima di entrare in campo, nei quali spacchi il mondo, scarti avversari e segni reti decisive a non finire. Il punto è che il Longo poi riesce a far sì che quei flash si materializzino, e senza nemmeno fare troppa fatica. Il difficile, forse, sta in tutto quello che c’è dietro: i tre mesi di stop, le stampelle, le partite dei compagni alla tv, la “famiglia che lo sopporta”, le sofferenze e i punti interrogativi. Tutte cose spazzate via da una volontà di ferro, di quelle che davvero ti fanno superare ogni tipo di ostacolo. Lui era lì, a bordo campo, e si scaldava come se stesse per entrare in campo per una finale. Del resto era la sua, di finale. Nella sua testa l’aveva sognata così, ed i sogni, si sa, bisogna anche saperli rincorrere.

virtus-longobardi-cacioli-musettiEntrato in campo, ha provato subito uno dei suoi balletti sul pallone che dieci volte su dieci mandano al bar il difensore avversario. Poi ha sfiorato la rete, fino a trovarla. Un gol sotto la curva “sbagliata”, ma è un dettaglio che di sicuro non scalfirà l’emozione per un momento che ricorderà per sempre. Dalla parte opposta la curva “giusta” ha fatto partire quasi all’istante un coro per lui, sulle note di una vecchia canzone che in passato (nemmeno troppo remoto) veniva dedicata a Sandro Melli.Lasciando perdere paragoni che non stanno nè in cielo nè in terra – ha commentato Longobardi in conferenza stampanon so cos’ho fatto per meritare tutto quest’affetto da parte dei tifosi. Noi abbiamo fatto una prova, chiedendolo direttamente a voi tifosi. Cos’ha fatto Longobardi per meritare quest’abbraccio incondizionato?

Ha amato e sta amando la maglia quanto noi, non è un campionissimo ma ha dimostrato un attaccamento alla crociata e questo è ciò che importa. Lotta sempre, è semplice, si sacrifica, è umile, è un lavoratore ed è sempre positivo. Gioca divertendosi, segna e sorride, non ha la presunzione di essere un campione. Ci mette tanta grinta e cuore, è l’incarnazione del giocatore che i parmigiani amano: umile, attaccato alla maglia, lavoratore, affamato. Sputa sangue per la maglia che indossa, si sacrifica e vola basso. Ama il suo lavoro e la maglia che indossa, dà tutto fino all’ultima goccia di sudore, ed è l’essenza di questo sport. Ama davvero il gioco del calcio, ma quel gioco nostalgico che a volte sembra scomparso. Nonostante l’età sembra un ragazzino che si diverte giocando, com’è giusto che sia. È un attaccante vecchio stampo senza cresta o tatuaggi. Sudore, cuore e tanto lavoro. È l’anti-calciatore longobardi-curva-ramatamoderno: niente gossip, solo calcio. Dimostra con i fatti di avere gli attributi sul campo, è un calciatore vero in questo calcio fatto di fighetti tatuati schiavi dell’estetica. La maglia crociata la sente cucita addosso. E su ogni pallone ci getta l’anima, come se fosse l’ultimo”.

Le abbiamo riassunte così, le vostre risposte alla domanda di Longobardi. Non sappiamo se questi siano gli ingredienti segreti di un amore sbocciato e mai appassito nonostante i tre mesi di assenza. Quello che è certo è che il Longo è tornato, ma a riguardo non avevamo alcun dubbio. Guardandolo negli occhi, qualche settimana fa, si potevano già intravedere quel gol, quel rientro e quelle emozioni. I sogni del resto si realizzano solo se li rincorri. Il Longo li rincorre tutti, come se fossero gli ultimi.