I GIOCATORI E LE CASE DI GHIRARDI: VITTIME O COMPLICI?

ghirardi-skyI giocatori erano quasi “costretti” ad acquistare le case in cambio di un contratto prolungato: i giocatori (e i dirigenti) sono tesserati del Parma, mentre le case sono di proprietà di un’immobiliare del padre di Tommaso Ghirardi. E’ questo l’ulteriore tassello che la Gazzetta di Parma nella giornata di ieri ha aggiunto nel variopinto puzzle chiamato Parma. Sette appartamenti acquistati da Zaccardo, due per Galloppa (che poi ha restituito, come riportato da Parma Today, in cambio della casa parmigiana di Ghirardi), uno a testa per Pavarini, Lucarelli, Morrone, Preiti e Leonardi. Secondo la Gazzetta di Parma possono tutti considerarsi “due volte vittime“, in quanto ora si ritrovano con appartamenti non desiderati come investimenti (e Carpenedolo non è di sicuro Parigi) e con contratti prolungati ma non rispettati dal Parma dal punto di vista economico. Forse non è giusto parlare di vittime, visto che non possiamo pensare che sia stata puntata loro una pistola alla tempia per accettare l’acquisto immobiliare, e forse non è nemmeno giusto parlare di complicità, in quanto non è chiaro se vi sia un qualcosa di illegale in quello che è di certo un meccanismo abbastanza peculiare. La sensazione è che situazioni come queste siano ampiamente diffuse all’interno degli uffici delle squadre di calcio, e non solo di Serie A. Scambi, firme, favori, accordi: chi è senza peccato scagli la prima pietra. Il problema è che meccanismi come questi vedono i riflettori dell’opinione pubblica solo quando c’è una situazione sul punto di esplodere, e si aprono tutti i cassetti dove sono custoditi “segreti” come quello che avrebbe spinto giocatori e dirigenti ad acquistare case in una ridente località (che poi il Sindaco di Carpenedolo si offende…) della provincia bresciana. Ora in tanti dovranno spiegare cos’è accaduto, mentre chi di dovere cercherà di capire se nei vari passaggi di questo ennesimo tassello vi è un qualcosa di illegale. Di certo c’è che in quell’ormai famoso paesello sono in parecchi ad aver preso casa. E più che contratti prolungati, di fronte a questo nuovo capitolo, a prolungarsi è l’agonia. Accompagnata dall’estrema difficoltà nel capire chi davvero possa dire di non aver partecipato ad un sistema fatto di liberatorie, scambi, accordi e contratti inconsueti.