I DIPENDENTI DEL PARMA, DALLE LUCI DEI RIFLETTORI AL DIMENTICATOIO

Erano diventati quasi banali, inflazionati, scontati. Nelle dichiarazioni di tutti, anche di chi con il Parma poco aveva a che fare, non mancavano mai. Per rendersene conto è sufficiente aprire l’emeroteca virtuale e controllare i mesi da gennaio ad aprile. Stiamo parlando dei dipendenti, quelli che se la situazione non si sboccherà positivamente entro il 22 giugno saluteranno non solo l’ambiente nel quale hanno lavorato, ma anche e soprattutto un posto di lavoro, una garanzia, uno stipendio e tutto ciò che questo comporta.

A Collecchio dove prima c’era una tonnara di giornalisti arrivati da tutte le parti d’Italia e del mondo ora c’è un assordante silenzio rotto solo dalle macchine che sfrecciano a tutta velocità. Il cancello, in passato preso d’assedio ininterrottamente per collecchioosettimane, è chiuso. Il parcheggio normalmente popolato dalle auto dei calciatori è desolatamente vuoto, fatta eccezione per l’auto dalla targa albanese, utilizzata durante la stagione da Andi Lila. Tutto lascerebbe pensare ad un posto abbandonato, in cui non c’è vita, lasciato al suo destino anche da quegli stessi dipendenti che fino a qualche settimana fa erano sulla bocca di tutti, e che ora sono scomparsi dagli obbiettivi e dai riflettori. Niente di tutto questo: basta suonare il campanello, ed il cancello si apre, e dentro alla sede sono ancora tutti al loro posto. Con orari ridotti ed arrangiandosi come possono, quello purtroppo è ovvio, ma nessuno ha abbandonato la propria scrivania. Pazienza se manca il computer: chi può se lo porta da casa.

Non si parla più di loro, ed al contrario si parla moltissimo, ed è inevitabile, di quello che è (anche) il loro futuro. Un tema, quello di un orizzonte tutt’ora incerto, che ovviamente viene affrontato a tutte le ore del giorno anche tra i corridoi del centro sportivo. Gli addetti al ristorante hanno quasi finito di smontare tutte le loro cose, pronti a spegnere le luci sperando di riaccenderle presto. C’è chi spera che quel saluto tra di loro sia solo un arrivederci, chi invece commenta le foto e le notizie degli ultimi giorni, chi si interroga sui numeri e sulle cifre in ballo, chi invece discute su quale sia la cordata migliore, o quella che dà più garanzie.

collecchiooooC’è però un lungo filo a tenere uniti tutti questi discorsi da corridoio: la speranza e la stanchezza. Da un lato c’è la voglia di credere che tutto questo non possa davvero finire così, e che alla fine tutto si risolverà per il verso giusto. Dall’altro c’è chi è ormai esausto, e forse firmerebbe in questo istante per conoscere già domani l’esito di questo tira e molla che vede i dipendenti in primis sul filo del rasoio ormai da mesi. Ciò nonostante nessuno molla di un centimetro, nessuno abbandona il proprio posto, la propria dignità, e un qualcosa che ormai fa parte della loro vita. Aver visto pochi stipendi in questa stagione è un peso, certo, che però non riesce a schiacciare la voglia di continuare a fare il proprio dovere fino all’ultimo. Qualsiasi cosa accada.

Il prato dei campi d’allenamento della prima squadra e della primavera, sotto al sole, si muove solo grazie al vento che copre un silenzio che sa di attese estenuanti, di sogni che a volte sembrano miraggi, di teste pesanti piene di pensieri che nonostante questo non si abbassano nemmeno di un millimetro. Per vedere del movimento bisogna spostarsi sugli spalti del campo del settore giovanile, con i giovanissimi di Maurizio Neri che ogni pomeriggio si allenano e si preparano per le finali Scudetto. Ad palmieriosservare attentamente ogni loro seduta c’è anche Francesco Palmieri, un altro dipendente che più che le parole ama fare i fatti. “Noi siamo qui a lavorare fino alla fine di giugno, speriamo di arrivare al 28 giugno perchè questo significherebbe arrivare a giocarsi lo Scudetto, anche se finora abbiamo comunque fatto una grandissima annata. Il futuro del Parma? Non so nulla, davvero. Leggo le notizie come tutti, spero che qualcuno compri il Parma perchè diventerebbe un eroe. Preferisco però non dire nulla perchè stanno parlando in tanti, ma dovrebbe parlare chi ha i soldi da investire, e ribadisco: se qualcuno comprerà il Parma diventerà un eroe“.

In effetti nelle ultime settimane si sta parlando tantissimo, e del resto è inevitabile che sia così. Si discute di numeri, ragionamenti, riunioni, incontri, cordate, debiti, crediti, contratti, categorie, allenatori, tifosi, imprenditori. Da qualche mese però non si parla più di loro, dei dipendenti del Parma Fc, che in silenzio ogni giorno varcano quel cancello anche se ora non ci sono più le telecamere o i riflettori a testimoniarne l’ora di entrata o di uscita. Persone che, forse più di chiunque altro, sono e restano appesi ad un filo. Speriamo vivamente che presto siano loro, proprio loro, i primi a festeggiare. E sticazzi dei riflettori.