GUAZZO A PFZ.IT: “DISPIACE NON AVER DIMOSTRATO IL MIO VALORE AD UNA TIFOSERIA SPLENDIDA COME QUELLA CROCIATA”

Gli occhi lucidi di Matteo Guazzo nell’ultimo giorno di mercato, lungo i corridoi dello StarHotel Business Palace di Milano, avevano mille significati. Il dispiacere di lasciare Parma senza essere riuscito a dimostrare di essere un giocatore importante ha inumidito le palpebre dell’attaccante, mentre l’esperienza vissuta tra i suoi errori e le difficoltà ha infranto il cuore dell’uomo che sa di aver fatto degli sbagli, all’inizio della sua avventura, ma di aver avuto poche possibilità per rimediarli. Dall’espulsione contro la Virtus Castelfranco all’esultanza polemica dopo il gol al Delta Rovigo, fino al goffo cucchiaio su rigore contro la Fortis Juventus: sbagli riconosciuti anche dallo stesso calciatore, che ha capito che doveva lavorare in silenzio e provare a far ricredere tutti. Quando ti accompagna un’etichetta che magari tu stesso, in parte, hai contribuito a creare, per riuscire a dimostrare il tuo reale valore hai bisogno di due cose: voglia di rivincita e fiducia. Quella stessa fiducia che però è mancata soprattutto durante la vecchia gestione sportiva. Osservando i numeri di Guazzo al Parma c’è un dato che incuriosisce: solo 6 presenze da titolare, nessuna consecutiva. E pensare che nella scorsa stagione dopo il gol e la buona prestazione contro il Delta Rovigo il Parma aveva già in tasca la promozione in Lega Pro: nonostante il primo posto matematico nelle restanti tre gare Guazzo è partito sempre dalla panchina raccogliendo una media di 16′ a partita. Situazione analoga all’inizio di questo campionato, a Forlì, quando il Parma ha vinto in rimonta e lui ha giocato l’unica gara da titolare della stagione condita da un gol ed un assist: sette giorni più tardi si è di nuovo accomodato in panchina, subentrando a 9′ dallo scadere. Ed è proprio il Mantova, l’avversaria di quel giorno, la squadra che l’ha acquistato ad una manciata di minuti dal gong di fine trattative.

Come hai vissuto questo trasferimento?

“Fino a ieri è stata dura accettare la cessione, perchè fino all’ultimo potevo rimanere a Parma: era il mio sogno. Vincere il campionato di Lega Pro con il Parma era il mio obbiettivo da quando avevo firmato. Ora però devo pensare a questa nuova avventura con il Mantova e a dare il massimo: è una situazione difficile ma non impossibile. Dobbiamo salvarci e ci proveremo fino in fondo”.

Torniamo indietro al momento del tuo arrivo a Parma. Come sono andate le cose?

“Ero in B all’Entella, ed inizialmente non ero sul mercato. Poi mi è stato detto che ero in uscita. Avevo delle pretendenti come Catania e Benevento, sarei anche tornato al sud per giocare in piazze che potevano vincere il campionato. Poi è arrivata questa chiamata del Parma. All’inizio l’ho presa alla leggera, non volevo scendere di due categorie, però ho provato a contattare alcuni miei ex compagni per chiedere informazioni. Tutti mi avevano parlato molto bene della società e del progetto Parma. Galassi poi mi chiamava ogni ora: lui e Minotti all’inizio mi avevano fatto sentire importante e quindi mi sono convinto ad accettare”.

L’inizio di quest’avventura però non è stato semplice. Magari ti aspettavi di avere più spazio…

“L’unico errore che ho fatto è che sono venuto con presunzione, non avevo la testa giusta. Era da anni che giocavo in B e Lega Pro, quando sono stato contattato la prima volta non ero convinto al 100% di scendere in D. Era come se inconsciamente non accettassi di scendere di categoria. Le cose poi sono nate male, e davvero potrei scrivere un libro su quello che è successo. Di una cosa sono certo: quando ho sbagliato ci ho sempre messo la faccia ed ho sempre chiesto scusa, come ad esempio per ciò che è successo a Rovigo. Quando si è presentata un’altra opportunità sono stato espulso contro la Virtus Castelfranco, e lì ho avuto una virata importante. Ho capito che dovevo cambiare atteggiamento, dovevo rimettermi in carreggiata, anche perchè ci tenevo a far vedere ai tifosi e a me stesso di poter dare un contributo importante. Da quel momento in poi non ho sbagliato nulla, ho lavorato in silenzio. Dopo quel giorno però non ho più giocato, ed ho buttato solo giù tanti bocconi amari. Eppure dentro di me avevo una grande voglia di aiutare a riportare i crociati in B”.

Cosa non ha funzionato secondo te?

“So bene che nel calcio bisogna dimostrare di stare bene e di meritarsi di poter giocare. Nessuno ti regala nulla, e nessuno l’ha mai fatto nella mia carriera com’è giusto che sia. Dopo l’inizio difficile però non ho mai visto da parte della vecchia dirigenza anche un briciolo di fiducia nei miei confronti, ed anzi c’è chi ha contribuito a mettermi contro alcune situazioni. Non avevo mai preso 10mila fischi in tutta la mia carriera. Io so cos’ho sbagliato, all’inizio, e l’ho sempre detto. La vecchia dirigenza però mi ha solo messo i bastoni tra le ruote da quel momento in poi. È normale che i tifosi non lo sappiano, perchè giustamente vedono le cose dal loro punto di vista. Non possono sapere che ho sofferto tantissimo. Dopo gli errori iniziali mi sentivo un giocatore di Lega Pro che lavorava in silenzio e non riusciva a trovare spazio. Ho capito dove ho sbagliato, ma da quel momento in poi non c’è stato verso”

Anche perchè di spazio ne hai sempre avuto poco, anche magari dopo una partita condita da un gol o da una buona prestazione.

“Fateci caso: in un anno e mezzo non ho mai giocato due partite consecutive. È difficile riuscire a dimostrare qualcosa in questo modo, anche se ci ho provato. Sfido chiunque, ma vi assicuro che non è assolutamente facile come situazione. È questo il mio rammarico. Se avessi avuto la possibilità di giocare tre o quattro partite di fila, ed avessi fatto male, sarei stato il primo a capire che non meritavo lo spazio che mi veniva concesso. Invece giocavo solo qualche spezzone. Ho raccolto 600 minuti lo scorso anno e 300 minuti in questa stagione grazie a D’Aversa. Mi ha fatto giocare di più il nuovo tecnico in poche gare che la gestione precedente in quasi metà campionato. Nonostante tutto credo di essermi comportato da uomo. Ho sbagliato, l’ho capito, da quel momento in poi ho rigato dritto. E la cosa più bella è la stima che i miei compagni hanno avuto e nutrono tutt’ora nei miei confronti. Questo mi fa un piacere enorme”.

Come hai vissuto l’ultimo giorno di trattative, in cui la tua cessione al Mantova si è concretizzata solo qualche ora prima del gong? 

“Non ho capito quello che è successo l’ultimo giorno di mercato. Fino all’ultimo sembrava che potessi rimanere al Parma, io lo speravo. D’Aversa mi stima, anche se non voglio fare paragoni con Apolloni che è una bravissima persona. Era forse qualcun’altro della vecchia gestione che metteva i bastoni tra le ruote tra di noi. Io però rispetto Apolloni e non posso assolutamente parlare male di lui. Con l’arrivo di D’Aversa però ho avuto una considerazione completamente diversa: anche se non giocavo una partita sapevo che lui mi stimava al 100% e mi faceva sentire importante. Lo posso dire, anche se si capisce vedendolo lavorare: Mister D’Aversa farà carriera, ne sono sicuro. Lui ed il suo staff sono persone per bene, persone di calcio, preparate, ed hanno un grande futuro davanti”.

Ora il tuo presente si chiama Mantova dove farai coppia con Sodinha.

“È un giocatore che dovrebbe darci una mano. Ha qualità enormi. L’ho visto e sta bene. Ma ci sono altri giocatori con cui ho già giocato, la squadra è buona. Ho sempre giocato per vincere, ora per la prima volta giocherò per la salvezza ma voglio dare tutto”.

Ai tifosi del Parma cosa vuoi dire?

“Forse loro hanno avuto dall’inizio un’idea sbagliata su di me. Non sono uno che gira per locali o altro. È vero, non do tanta confidenza alla gente perchè il calcio è il mio lavoro, sono un professionista e devo concentrarmi su quello senza farmi influenzare da fischi, applausi, complimenti o critiche. Ho sempre pensato che i tifosi fossero liberi di fischiare o applaudire. A Parma ho giocato pochissimo, ed ho preso solo fischi. Ma io non ho niente contro di loro, anzi. Sono una tifoseria splendida, e si meritano altri palcoscenici. Il mio rammarico è che non abbiano potuto vedere il Guazzo che poteva farli divertire. Questo è il mio dispiacere più grande, e poi ce n’è un altro…”

Quale?

“Non sono mai riuscito a segnare sotto la Curva Nord. Quando sono venuto a Parma non vedevo l’ora di giocare al Tardini, ed alla fine ci ho giocato 100 minuti al massimo. Sognavo un gol sotto la Curva, sognavo di poter esultare con i tifosi, non ce l’ho mai fatta. Ormai però devo andare avanti per la mia strada. Questo però è un rammarico che mi porto dentro. Voglio comunque ringraziare anche Marco Ferrari e la proprietà che mi ha dato l’opportunità di giocare in una squadra storica: aver vestito la maglia crociata è una cosa che un giorno racconterò ai miei figli. Non sono riuscito a dimostrare il mio valore e mi dispiace molto, ma loro sanno benissimo il perchè. Mi auguro che riescano sempre a far capire a chi arriverà cosa vuol dire giocare nel Parma: al di là di tutto è stata un’esperienza bellissima, in un club che trasuda storia e passione. Chi gioca a Parma davvero deve rendersi conto della fortuna che ha”.