Gervasoni, quando la poca serenità sfocia nella palese compensazione

Fino al 63′ di questa pazza partita contro l’Atalanta, il bilancio dei cartellini del Parma dall’inizio del campionato era il seguente: 5 ammonizioni per gli avversari (tutti del Chievo durante la prima giornata), contro le 15 dei crociati, oltre all’espulsione di Amauri. Nella scorsa giornata avevamo iniziato a denunciare il fatto, nella chiosa dell’articolo sul match pareggiato a Catania. Anche nel match di oggi si sono viste cose decisamente strane, credo che sia difficile non averle notate.

L’arbitro dell’incontro era Gervasoni: si, proprio l’arbitro di quel famoso Inter-Parma macchiato dall’espulsione di Couto per un fallo di mani decisamente discutibile. Certo, questo non vuol dire che il direttore di gara sia contro il Parma, ma il calcio insegna che certi precedenti è sempre meglio tenerli da conto.

parmaatalanta43Cerchiamo di essere freddi e imparziali, e di analizzare i fatti: il Parma, come abbiamo raccontato nella cronaca della gara, ha giocato un primo tempo decisamente convincente, con addirittura quattro gol all’attivo (e tutti di pregevole fattura). Si è riuscito a complicare la vita, però, per ben due volte (dopo il primo gol, e allo scadere della prima frazione), incassando due reti sicuramente evitabili. In ogni caso possiamo dire che i crociati avevano decisamente il controllo della gara. E’ stata, fino a quel momento, una partita abbastanza semplice per l’arbitro, priva di interventi cattivi e con le due squadre che si affrontavano senza eccessi di nervosismo. Dopo l’ammonizione a Mesbah del primo tempo (giusta, a nostro modo di vedere), nel secondo tempo Gervasoni ha deciso di estrarre i cartellini per altre 3 volte, sempre ai danni del Parma: l’ammonizione di Benalouane, per fallo su Denis, l’espulsione di Amauri (forse fiscale, ma è anche vero che non sappiamo cosa l’italo-brasiliano abbia detto all’arbitro, senza contare il fatto che lo stesso Amauri non si è sorpreso troppo di vedere il cartellino rosso sventolatogli in faccia), e subito dopo un altro giallo sacrosanto a Marchionni. E fin lì, che c’è di strano? Forse niente, ma è difficile pensare che l’Atalanta, che in diversi casi ha fermato i crociati in contropiede con dei falli “tattici” (almeno in tre occasioni), se ne potesse andare dal campo rimanendo vergine.

Lo stadio si è infiammato. La curva ha cantato a gran voce cori di protesta diretti a Gervasoni, Leonardi ha faticato davvero a trattenersi in panchina, alzandosi in piedi in più di un’occasione per protestare. E lì è quando succede quel qualcosa che abbassa ulteriormente il voto del fischietto mantovano: in pochi attimi qualcosa scatta nella sua testa, forse si rende conto di aver esagerato, magari guardando il suo stesso taccuino. Da quel momento in poi sono ben quattro i cartellini gialli che Gervasoni estrae davanti agli occhi dei bergamaschi. Siamo sinceri, si è trattata di pura e semplice compensazione: in tutte e quattro le occasioni il fischietto mantovano ha usato un parametro diverso da quello che aveva utilizzato in precedenza. Le proteste della panchina sono servite? I cori della Curva Nord che ribolliva come un catino bollente (voto 10) hanno fatto il loro effetto? Probabilmente sì. Anche se Gervasoni coglie l’occasione per mettere altra carne sul fuoco di coloro che già lo avevano preso di mira. Sul 4-3, a pochi minuti dalla fine, un secondo pallone entra in campo, mentre la palla è in possesso di Marchionni. Giustamente il direttore di gara ferma il gioco, decretando una palla contesa. Probabilmente la palla avrebbe dovuto essere consegnata ai crociati, Gervasoni però decide di consegnare il pallone ai bergamaschi, suscitando le ire di tutti: dello stadio, della panchina e perfino di Donadoni, che normalmente mantiene un certo aplomb.

Per fortuna che, nonostante tutto, il Parma è riuscito a portare a casa i tre punti: forse con un punteggio diverso non avremmo scritto quest’articolo, anche perchè i tre gol atalantini sono frutto di errori dei crociati e non dell’arbitro che sulle azioni da gol non ha inciso nè in negativo nè in positivo. Siamo dell’idea che non bisogna mai cercare di dare alibi ai giocatori o all’allenatore scaricando una parte della colpa sugli arbitri, e ci troviamo particolarmente d’accordo con Parolo che in conferenza stampa ha dichiarato che in quei casi la colpa è comunque dei calciatori che mettono il direttore di gara nella condizione di avere il dubbio e quindi di poter sbagliare.

Detto questo, se Braschi evita di mandarci Gervasoni per una decina d’anni ci fa un grande favore.

L’Editorialista