FULVIO CERESINI A 360°: “IL SINDACO DOVREBBE CREARE UN DIALOGO TRA LE DUE CORDATE”

Quando il 4 febbraio 1990 scomparse tragicamente suo padre, Fulvio Ceresini prese con orgoglio il suo posto e guidò un Parma che, spinto anche dalla voglia di vincere per chi non c’era più, conquistò la Serie A per la prima volta nella sua storia. Scala in panchina, Apolloni, Minotti, Pizzi in campo: tutti uomini che sono arrivati a Parma portati proprio dalla gestione Ceresini, e che ora si ritrovano a guidare uno dei due progetti che vogliono far rinascere il Parma dalle ceneri lasciate da Ghirardi, Leonardi e tutti i personaggi che si sono susseguiti in quest’ultima, maledetta annata. L’altro progetto, Magico Parma, è guidato da Giuseppe e Giovanni Corrado, che Fulvio Ceresini conosce molto bene. Per questo motivo già da qualche giorno ci solleticava l’idea di poter fare una chiacchierata proprio con lui, che da un lato è e rappresenta una pagina fondamentale della storia crociata, e dall’altro è in perfetto equilibrio tra le due cordate che sono in corsa per l’affiliazione. Subito fulvio-ceresinidopo aver varcato la porta del suo ufficio, è stato quasi impossibile non vedere un dipinto che ritrae il padre di Fulvio, Ernesto, seduto sugli spalti del Tardini.È opera di Robusti, non so come abbia fatto ma è davvero splendido, ogni volta che lo osservo rivedo proprio lo sguardo di mio padre“. Ci piacerebbe anche dirvi che gli occhi chiusi di Fulvio, nella foto che poi gli abbiamo scattato a fianco del quadro in questione, si siano chiusi ripensando a quel Parma che scrisse una favola indimenticabile: trattasi invece di foto scattata male da noi, lo dobbiamo confessare. In mezzo, tra la descrizione da parte di Fulvio del quadro dedicato al padre e la foto scattata (male) prima di salutarci, una lunga ed interessantissima chiacchierata a 360° gradi: dal Parma di Ceresini a quello di Ghirardi, da Magico Parma a Parma Calcio 1913, dai tifosi al sistema calcio. Potevamo sintetizzare, selezionare, dare priorità ad alcuni temi invece che ad altri, ma il web permette di dilungarsi senza rispondere a rigidi schemi editoriali, e abbiamo dunque deciso di non mettere alcun paletto. Perchè, come ci ha detto Fulvio Ceresini quando ci siamo scusati per aver “sottratto” 90′ minuti (guarda te, il caso) del suo tempo, ma quale perdita di tempo… Quando si parla del Parma non è mai tempo perso“.

Iniziamo dal presente: che effetto ti fa vedere il Parma costretto a ripartire dalla Serie D?

“No, beh, non me ne sono ancora reso conto, non ho ancora metabolizzato questa cosa, sinceramente. Poi questa è la vita, il giorno dopo il funerale si ricomincia a vivere, e tutta la gente ormai sta pensando a quello che dovrà succedere in futuro, ma io invece non ci riesco ancora. Per me è stata una cosa fuori dal mondo, veramente, non sarebbe mai dovuta succedere. Una cosa di una gravità inaudita, sono stati cancellati cento anni di storia, è stato fatto un danno incredibile non solo economico, ma anche dal punto di vista emozionale, della gente, della passione, della voglia di andare allo stadio e di parlare di calcio tutti i giorni. Tutto questo è stato cancellato. È un lutto che non ho ancora elaborato completamente, sono sincero. Poi questa situazione legata ad un futuro in Serie D non riesce ancora a coinvolgermi più di tanto”. 

Anche perchè non si sta parlando di calcio ormai da un anno… Anche ora che iniziano a spuntare alcuni nomi dei possibili giocatori, direttori sportivi, ecc. non essendoci ancora l’affiliazione non si possono fare discorsi veri e propri…

“Questa è l’ennesima conseguenza di tutto questo disastro che è stato fatto a discapito di questa società. Sarebbe importante che si riuscisse a capire dove si andrà a finire. Invece ci sono ancora dei dubbi e dei punti di domanda, perchè ci sono questi due gruppi che non sono intenzionati a mollare, giustamente. Si è presentato questo gruppo nuovo, Parma Calcio 1913, che ha assemblato una serie di professionalità e di imprenditori parmigiani davvero importanti, il top della città, e sono tutte persone che io conosco personalmente e che stimo tantissimo, ed è molto positivo che si siano mossi per cercare di ricostruire il calcio a Parma, però dall’altra parte c’è un altro gruppo altrettanto importante, perchè assieme alla famiglia Corrado ci sono società finanziariamente molto forti. Credo che la situazione non sia stata gestita nel migliore dei modi, perchè ritengo che sarebbe stato meglio mettere queste due realtà nella condizione di lavorare ad armi pari. Poi se uno è più bravo, ha dei progetti migliori o se coinvolge più professionalità o altro ben venga. Anche il Sindaco recentemente si è auspicato che questi due gruppi possano intavolare un dialogo, ed io condivido pienamente questo suo auspicio, ma mi fa un po’ specie che proprio il primo cittadino non si sia reso promotore di un incontro tra le due parti. Ma non tanto per vedere si ci fosse la possibilità di fondersi, che è forse molto difficile, ma almeno si potrebbe provare a farli parlare tra di loro. Magari ci sono state delle incomprensioni, dei malintesi, magari sono state riportate delle cose che poi non sono vere, e provare a trovare un modo per confrontarsi poteva, anzi, potrebbe servire, perchè credo il Sindaco se lo volesse possa ancora fare in tempo…”.

Secondo te quindi c’è ancora uno spazio per un eventuale dialogo?

“Questa situazione, al di là di chi possa essere scelto, penalizza entrambe perchè si sta perdendo tempo, anche se so che entrambi si stanno muovendo, ma non c’è l’ufficialità, non c’è ancora una società, e un incontro potrebbe servire per chiarirsi le idee, e magari potrebbero spiegarsi. Invito anzi il Sindaco a farlo, a mettere in piedi un incontro di questo tipo, e mi rendo anch’io disponibile. Io conosco entrambe le cordate: nel Parma Calcio 1913, ad esempio, c’è praticamente tutta la città…”

E soprattutto ci sono Scala, Apolloni, Pizzi, a breve forse Minotti: tutte persone che lei conosce molto bene…

“Appunto, persone che sono state portate a Parma dalla famiglia Ceresini quando nessuno li conosceva, gente con la quale ho vissuto personalmente per anni, gente che stimo tantissimo, come anche Guido Barilla e Paolo Pizzarotti. Dall’altra parte conosco bene Giuseppe Corrado, è un grande manager, ha dietro un gruppo importante. Quello che mi chiedo è: perchè non parlarsi? Io sono disponibile a fare da “facilitatore” di questo incontro, però dovrebbe essere credo una cosa istituzionale, anche perchè sono nate incomprensioni…”.

Non le sembra però che forse, sotto sotto, la volontà di trovare un punto d’incontro forse non ci sia da parte di nessuna delle due?

“Beh, questo sarebbe sbagliato, perchè è nell’interesse di ognuno che si possano incontrare. Non si perderebbe nemmeno tanto tempo, magari si perde un’ora, e al quadro-ceresinimassimo rimane tutto come prima. Ma se c’è una possibilità va inseguita, perchè si fallisce solo quando non si prova, si fallisce in partenza. Magari parlandosi si capiscono e si risolvono delle incomprensioni, e magari qualcuno potrebbe anche rivedere la propria posizione. Non so, ma credo che possa essere un’opportunità che non mi lascerei scappare, fossi in loro, e credo che la persona più autorevole per organizzare questo sia il Sindaco, anche perchè, sinceramente, non è stato bello dire: “noi scegliamo un progetto” senza conoscere l’altro”.

Poi magari avrebbero scelto comunque Parma Calcio 1913, ma mi fai capire che secondo te avrebbero dovuto almeno aspettare di vedere anche il progetto di Corrado?

“Certamente. Comunque ribadisco: forse un incontro sarebbe un modo per chiudere prima questa partita, senza dover aspettare la decisione della Figc. Chiariamo una cosa: chi si avvicina per voler prendere il Parma in Serie D lo fa perchè ama il Parma. Questo bisogna che lo sottolineiamo. Entrambi i gruppi amano certamente il Parma, e questo credo che sia il motivo principale di tutto il discorso, è un punto in comune che hanno i due progetti. Quindi potrebbero provare a partire da questo”.

Anche perchè, non so se sei d’accordo, forse uno dei pochi lati positivi, se non l’unico, di questa ripartenza dal basso potrebbe essere la possibilità di ricompattare l’ambiente, ripartire da zero uniti con un unico obbiettivo, e con questa situazione si è già creata una divisione, non credi?

“Sono d’accordissimo, e per questo ti dico che un incontro potrebbe essere utile. Parlarsi, tra persone, può far sì che si chiariscano tante cose. Si potrebbe forse sperare di abbreviare questo tempo che manca ancora in attesa della decisione della Figc. Sul discorso legato al tentativo di ricompattare l’ambiente c’è da dire però che siamo in Serie D, ovvero nei dilettanti. E dilettanti vuol dire giocare per diletto, e tu capisci che sarà dura, con tutto l’amore viscerale che uno può avere per la maglia… “In A o in D noi saremo sempre qui…”, va benissimo, ma poi dopo a dicembre sotto la neve diventa davvero dura. Uno zoccolo però ci sarà, speriamo sia più numeroso possibile”.

Parliamo dei due progetti: da una parte c’è Parma Calcio 1913 che, come abbiamo detto prima, ha scelto di puntare su alcune persone che arrivarono a Parma proprio durante la gestione Ceresini, nella fine degli anni ’80.

“Certo, quello era un Parma vincente, un Parma che raggiunse la Serie A, e se non altro è di buon auspicio, ma a prescindere da quello sono tutte persone in gamba, eh, non sono assolutamente delle “figurine”. Ben vengano, davvero, sono persone che stimo moltissimo. Mi auguro che se saranno loro a guidare la rinascita facciano bene, come del resto sanno fare, perchè le capacità le hanno”.

Magico Parma invece sta lavorando a fari spenti anche perchè, stando a quanto detto dai Corrado, hanno contattato dei nomi che sono sotto contratto con altre società e che quindi preferiscono non essere dati in pasto alla stampa.

“So che anche loro avevano un programma molto importante, e poi conosco bene Corrado, è un manager, ed è una cosa importante perchè i conti devono tornare, alla fine. Tolta ovviamente la Serie D, perchè lì bisogna investire per andare su il prima possibile perchè non hai quasi introiti a parte qualcosina che arriverebbe dalle biglietterie, anche se so che Corrado aveva in mente di fissare dei prezzi bassissimi per indennizzare in un qualche modo la tifoseria che era abbonata. In D, dicevo, si spendono solo soldi, ma dalla Lega Pro in su i conti devono cominciare ad essere in ordine, ed occorre anche una bravura dal punto di vista amministrativo, e l’intelligenza di avere dei responsabili tecnici che devono costruire una squadra competitiva. Non è un discorso di mecenatismo, lì si mettono dei soldi come minimo per non buttarli via. So che hanno individuato dei personaggi importanti, a livello tecnico, però sono sotto contratto con altre società. So che hanno tanta voglia di fare il bene del Parma, ed altrettanta ne ha il Parma Calcio 1913. Come ti ho detto prima non vedo perchè avendo quest’obbiettivo in comune non si riesca a trovare un punto d’incontro”.

La domanda la devo fare: se dovessi scegliere tra una e l’altra cordata, al posto della Figc, chi sceglieresti?

“Semplice: io tifo per il Parma, perchè tifavo per il Parma quand’ero piccolo e quando certa gente che poi è capitata qui non sapeva nemmeno cos’era, il Parma. E continuo a tifarlo anche quando questa gente che adesso se n’è andata ora non lo tifa più. Io ho tifato, tifo e tiferò sempre per il Parma”.

Prima abbiamo parlato della Lega Pro. Sembra sia molto difficile, anche se non impossibile, che il Parma possa rientrare in un’eventuale graduatoria per il ripescaggio. Ci sono però due scuole di pensiero, anche tra i tifosi: da una parte c’è chi accetterebbe al volo un eventuale ripescaggio che vorrebbe dire “guadagnare” un anno, dall’altra c’è chi invece preferirebbe partire comunque dalla Serie D per poter rodare la nuova società. Se Tavecchio bussasse alla tua porta e ti dicesse: “c’è una possibilità di ripartire dalla Lega Pro”, cosa gli risponderesti?

“Beh, sarebbe l’unica buona notizia di quest’annata disgraziata, perchè va bene che dobbiamo essere puniti, e che noi tifosi del Parma siamo più realisti del re, perchè legaprodopo ci mettiamo anche il cilicio e ci fustighiamo perchè dobbiamo dimostrare sempre qualcosa di diverso agli altri, sia nel bene che nel male… Ed io in testa eh, mi ci metto anch’io. Però sarebbe davvero la prima notizia buona. I Dilettanti lasciamoli fare a chi ha un lavoro durante la settimana e va a giocare per diletto alla domenica, ma noi se ci fosse una possibilità dovremmo prenderla al volo. Alla domanda che mi hai fatto, ovvero se Tavecchio dovesse bussare alla porta del Parma con in mano un posto in Lega Pro, io rispondo che apriamo non solo la porta, ma anche le finestre…”

Proviamo a fare un discorso più ampio: molti tifosi hanno visto il Parma giocare solo in Serie A, mentre c’è uno zoccolo duro che era al Tardini anche quando i crociati navigavano tra la B e la C. Spesso si accende una discussione su quella che dovrebbe essere la dimensione giusta per una città ed una squadra come Parma, ovviamente tra chi sostiene che il posto giusto per la società crociata non può che essere in Serie A, mentre secondo altri la squadra crociata negli ultimi 25 anni era sovradimensionata rispetto alla sua storia. Secondo Fulvio Ceresini qual è la vera dimensione del Parma?

“Secondo me la dimensione di una società la dà la tifoseria. Il Sassuolo, ad esempio, è una squadra che non ha una dimensione da Serie A, perchè è una piccola realtà che ha avuto la fortuna in questo momento storico di avere un imprenditore potentissimo che gli assicura la massima serie. Se Squinzi rimarrà per 30 anni titolare del Sassuolo allora continuerà ad essere così, ma nel momento in cui dovesse lasciare credo sia difficile che ci sia qualcuno che possa mantenerli in alto. Parma ha uno zoccolo duro di 10/12mila spettatori, e con queste cifre la tua dimensione è la Serie B, almeno questo è ciò che penso. Poi è evidente che davanti ad un gruppo, come può essere Parma Calcio 1913 o Magico Parma, diventi una squadra di Serie A, almeno finchè riesci ad avere un gruppo forte alle spalle. A Milano se va via Berlusconi arriverà sempre qualcuno e la dimensione sarà quella, ma come zoccolo duro il Parma è una società che ha come dimensione naturale la Serie B. Poi, come ho detto prima, con un’imprenditoria dietro che ha passione, che ama il calcio, che la supporta finanziariamente, sicuramente può essere tranquillamente una società di Serie A”.

Riassumo il tuo concetto: la piazza è da Serie B, ma poi può essere da Serie A se a questo si aggiunge uno o più imprenditori solidi alle sue spalle?

“La piazza è oggettivamente da Serie B, ed io ricordo che l’ha sempre scontata questa cosa, perchè quando andavo in Lega a rappresentare la società e c’erano discussioni con Giraudo, con Galliani ed altri per i diritti televisivi (perchè i problemi in Lega ci sono solo una volta all’anno – sottolinea – quando c’è da dividersi i soldi), noi come Parma avevamo delle crisi di identità, perchè avevamo i costi delle grandissime squadre, e gli introiti delle piccolissime. Capisci quindi che questo era possibile solo perchè dietro c’era un gruppo che copriva questo gap”.

A proposito delle riunioni in Lega alle quali hai partecipato, 25 anni fa. Ora siamo nel 2015, ed il calcio italiano è davvero pieno di problemi. Era così anche allora o hai la sensazione che stia cadendo in un baratro dal quale non si rialzerà mai?

“Il calcio è sempre stato pervaso, un po’ come tutta la società in generale, da furbi, da persone oneste, da disonesti, e certamente tante problematiche ci sono sempre state. Chiaramente c’era un approccio tra Presidenti completamente diverso. Quando si dice che valeva una stretta di mano non si utilizza una frase fatta, era veramente così. Ora a volte non valgono neanche i contratti, qui si fanno causa l’uno con l’altro tutti i giorni… Ma il perchè è molto semplice, non ci vuole un genio: gli interessi sono saliti alle stelle, quindi il business è aumentato in modo spropositato, e più girano i soldi e più ci sono delle trappole”.

busto-ceresiniRimaniamo ancora un po’ nel passato: nel 1990 il Parma di Ceresini con Scala, Apolloni, Pizzi e Minotti arriva in Serie A e dà vita ad una vera e propria favola. Queste stesse persone, se Parma Calcio 1913 dovesse ricevere l’affiliazione, guideranno la rinascita. Tu che le conosci bene cosa ne pensi?

“Sono persone in gamba, conoscono il calcio, anche se Scala non ha mai fatto il Presidente, ma al suo fianco avrà Marco Ferrari, e la struttura che c’è dietro è sicuramente importante”.

Da ex Presidente del Parma che consiglio vorresti dare a Scala che si cimenta per la prima volta in questo ruolo?

“Nevio non ha certamente bisogno dei miei consigli, però gli direi di ascoltare tutti e poi di decidere lui”.

Hai avuto modo di sentirlo in questi giorni?

“No, non ho avuto ancora il piacere di sentirlo ma credo che ora sia impegnato in cose più importanti. Ha molto da fare in questo periodo, ma mi auguro certamente di incontrarlo al più presto perchè vederlo è sempre un piacere. Poi sia lui che gli altri sono tutti uomini del Parma di Ceresini, e questo mi fa davvero piacere”.

Tra i tifosi si dibatte molto anche sulle reali ambizioni di questi due progetti, cercando di interpretare le parole dette facendo slalom tra scaramanzie, cautele, voglia di far parlare i fatti e quant’altro.

“Beh, sai, entrare nella testa delle persone è difficile, però lo stimolo o la motivazione primaria di questi grandi industriali è stata trainata dagli eventi, perchè non c’è più nulla, quindi a questo punto si sono sentiti in dovere di fare una mossa. Guido Barilla ha detto che l’unico investimento che avrebbe fatto finora nel calcio era l’abbonamento a Sky, e io so che è vero, perchè mio padre è andato tante volte da Pietro Barilla a chiedergli se volesse aiutarci per la gestione del Parma, e lui ci ha sempre risposto che non voleva entrare nel calcio perchè era un mondo che non gli interessava. L’unico che era dentro era Marco Ferrari, che era nel Parma durante la gestione Ghirardi, ed ha perso anche dei soldi, perchè è stato vittima anche lui in prima persona di questa catastrofe. Lui è quello che ha veramente la passione per il calcio e per il Parma, ed è riuscito dove noi non eravamo mai riusciti: convincere quelle persone. Quindi è stato molto bravo. Davanti a questo scenario il tifoso magari non è molto tranquillo, però bisogna pensare che il calcio è una bestia tremenda, è un’industria atipica che sfugge a qualsiasi regola anche di buon senso, e di ragionamento. Io ho visto Presidenti che per assumere un ragioniere nelle loro grandi aziende facevano fare mille colloqui e discutevano uno stipendio per ore e ore, mentre sul tavolo di una trattativa per l’ingaggio di un giocatore rilanciavano di centinaia di migliaia di euro senza neanche battere ciglio. Il calcio è una brutta bestia, ma quando uno è dentro, se supportato dai risultati, ed il primo anno credo che sarà una passeggiata, salendo troverà anche un po’ di gusto. Ma ti dico anche una cosa: io alle cordate non credo molto”.

In molti si chiedono infatti come sia possibile far convivere molti imprenditori sotto “lo stesso tetto”, anche se Ferrari in conferenza ha spiegato bene il concetto che hanno in mente.

“Forse qualcuno secondo me si perderà strada facendo, perchè quando cominci a salire e diventano necessari gli aumenti di capitale magari cambiano le cose. Ma poi non è tanto un discorso finanziario o legato agli investimenti, non è solo questo. C’è anche il fatto che tutti parliamo di calcio. Tu sei un addetto ai lavori ed è il tuo mestiere, ma se tu entri in un bar tutti parlano di due cose: di politica e di calcio. Tutti parliamo di calcio, tutti abbiamo le nostre idee e tutti pensiamo che le nostre idee siano quelle giuste. Se a pensare che le idee giuste siano le proprie sono quelli che ci mettono anche i soldi, se sono più di uno non sempre si è d’accordo, e lì a volte parma-calcio-1913cominciano le discussioni. Nel calcio, che ripeto è una brutta bestia, si innescano dei meccanismi insostenibili. In questo momento è tutto bello, perchè non esiste nemmeno la società, non abbiamo ancora iniziato a giocare. Ma poi la domenica si gioca, e se la butti sul palo sei scarso, mentre se la butti dentro sei bravo. Ci sono delle cose che sfuggono a delle regole normali, tutto è determinato dal risultato. Tu puoi avere una società organizzata perfettamente, ma se non vinci è un problema. Il primo anno sarà un trionfo, tu toccati pure se sei scaramantico (l’ho fatto, ndr). In Lega Pro però bisognerà cominciare a fare diverse cose dal punto di vista tecnico. Se continuerai a vincere non ci saranno problemi, ma se i risultati non arriveranno ognuno è titolato a dire la sua. A Bologna ci hanno provato, sono partiti in sei, e dopo poco sono iniziate le discussioni. Noi stessi eravamo partiti così: mio padre era partito all’interno di una cordata con 5-6 soci, poi l’anno dopo ha preso in mano la situazione…”.

Di sicuro tutta la struttura messa in piedi dovrà affrontare queste difficoltà. Altre poi ce le avranno anche i tifosi, e penso soprattutto alle migliaia di supporters sparsi per l’Italia e per il mondo, anche perchè in Serie D riuscire a vedere la partita per loro sarà molto difficile. Non so se sei d’accordo, ma credo che il vero “tesoro di Calisto”, lasciato in eredità dopo il crac, siano proprio loro, perchè il nome di Parma ha fatto il giro del mondo…

“Assolutamente, ma stai scherzando? Tu non hai idea di cosa sia stato questo fenomeno per la città. Quando ho avuto la sorte di rappresentare il Parma al pranzo della Uefa a Wembley, con tutte le delegazioni delle squadre europee, sono intervenuto e ho detto: “da oggi oltre che per il formaggio e per il prosciutto, in Europa parlerete di Parma anche per la sua squadra di calcio”. Ed è stato un veicolo stratosferico per la città, in qualsiasi posto in cui andavamo ci conoscevano tutti. Tutti!”.

Quella era una squadra nata sotto l’ala di un padre speciale, Ernesto Ceresini, che 25 anni fa l’ha portata per la prima volta in Serie A. Tra 25 anni secondo te dove sarà il Parma?

“In Serie A. Tu toccati, se vuoi, ma direi proprio in Serie A”. (Si, cari lettori, ci siamo toccati ancora una volta. Hai visto mai… ndr)