DICHIARAZIONI “BOLLENTI” E “SECCHIATE D’ACQUA”: IL FINALE “SCONTATO” DELLE POLEMICHE SU PARMA-NAPOLI

E fu così che Parma-Napoli terminò all’italiana, ovvero a tarallucci e vino. Spiegazioni via sms, scuse, abbracci, baci, e chi s’è visto s’è visto. Sempre nel segno del ciò che succede in campo resta in campo. La premessa è doverosa: la sensazione è che ciò che sia accaduto non sia altro che un cumulo di frasi offensive e di atteggiamenti davvero “schifosi” (cit. Donadoni), ma senza alcun tipo di illecito sportivo, e questo è bene sottolinearlo. Com’è giusto sottolineare che proprio Parma e Napoli hanno un pregresso particolare, soprattutto se in mezzo ci infiliamo il Verona. Qualcosa deve però essere successo, visto che le dichiarazioni del post gara si scontrano violentemente con quella da “pompieri” delle ore successive. Ma andiamo con ordine.

Domenica 10 maggio: siamo al Tardini, la rissa è terminata da poco e forse gli animi sono ancora caldi, anche perchè le parole sono infuocate. Roberto Donadoni si presenta ai microfoni di Sky: “Noi vogliamo giocare con professionalità, ma assistere a queste cose è una schifezza. Io capisco che ognuno di noi lotta per un donadoni-mixed-nuovaobiettivo e che può subentrare l’amarezza quando non lo si raggiunge, ma andare oltre è fuori luogo. Siamo tutti bravi a parlare quando si tratta degli altri. Quando poi si parla di noi stessi si cade, si inciampa. Ed è vergognoso. Il nostro non è nervosismo, bensì delusione, una delusione immensa. Se vogliono che dobbiamo perdere tutte le gare a tavolino, siamo disposti a farlo, altrimenti desideriamo giocarcela fino in fondo con tutti. Lottiamo sempre con caparbietà e volontà, e poi si viene ripagati così. Vabbè…”. Giustamente, vista la gravità delle affermazioni pronunciate da un uomo solitamente pacato e attento a ciò che dice, vengono ampiamente diffuse. Maurizio Crosetti, una delle firme di punta di Repubblica, dipinge il tecnico crociato come “un uomo di altri tempi, il ‘cupo’ contro il calcio degli interessi“.

Poco dopo arriva ai nostri microfoni Raffaele Palladino, che non le manda certo a dire: “A fine gara è successo qualcosa di triste, perchè sentirsi dire frasi anche scandalose, ed è riduttivo chiamarle scandalose secondo me, da parte di giocatori e soprattutto dirigenti del Napoli… Sentirsi imputare il fatto che siamo falliti, o retrocessi, e che giochiamo con cattiveria è triste. Il calcio non deve andare in questa direzione, il calcio deve cambiare, non devono succedere queste cose, credo che sia semplicemente normale giocarsi una partita come quella che abbiamo fatto oggi, con grande personalità. Forse il Napoli pensava che avremmo regalato la partita, ma noi non regaliamo niente a nessuno. L’abbiamo detto dall’inizio dell’anno. Deve cambiare la mentalità”. Un giornalista napoletano gli chiede successivamente se tiferà per il Napoli in Europa League, e poi gli metterà in bocca parole che l’attaccante non ha mai pronunciato. La sua smentita è d’obbligo, ma per quel che serve aggiungiamo anche la nostra testimonianza: Palladino non ha mai detto che non tiferà per il Napoli in Europa League. Ma su ciò che accadrà a Napoli poche ore dopo ci soffermeremo più avanti.

L’ultimo protagonista a passare dai nostri microfoni è Cristobal Jorquera, autore del secondo gol crociato. Al cileno viene fatta una domanda sulla riduzione dei crediti pregressi, firmata da gran parte della rosa. “Non posso dire molto solo perchè i ragazzi che sono qua da tanto tempo forse hanno preso questa decisione per l’amore jorquera-napoliche hanno nei confronti di questa maglia. Speriamo di dare una piccola speranza e che qualcuno compri questa squadra“. Una risposta abbastanza particolare: lascia quasi intendere che i senatori abbiano praticamente imposto ai compagni di firmare le proprie rinunce. Cosa tra l’altro smentita informalmente ai nostri microfoni da alcuni protagonisti. Il tutto mentre si vocifera che oltre ai tre giocatori che non hanno firmato i due documenti (di riduzione dei compensi dell’esercizio provvisorio e dei crediti pregressi, ovvero del debito sportivo) si sia aggiunto un altro calciatore che è ancora indeciso, ma questa è un’altra storia. Sulle parole volate a fine gara Jorquera ha poco da dire: “Sono arrivato alla fine a dividere, non ho sentito nulla “. Nel frattempo il Napoli è in silenzio, e con un semplice tweet minimizza: “Tutte le proteste di fine partita erano rivolte esclusivamente alle continue perdite di tempo”.

Il silenzio assordante della società partenopea viene però riempito da tante, troppe voci. C’è chi dice che il Parma non ha prove di ciò che dice, chi invece spara a zero sui giocatori napoletani del Parma colpevoli di aver giocato alla morte contro la squadra della loro città, chi si inventa che Mirante avrebbe esultato e cantato cori contro il Vesuvio, chi invece grida allo scandalo perchè il secondo gol del Parma sarebbe da annullare a causa del fatto che il pallone non ha compiuto un giro completo dopo il tocco di Gobbi. A parte che questi ultimi dovrebbero andare a ripassarsi le regole aggiornate del calcio, la quantità di dichiarazioni che tendono a minimizzare l’accaduto ed anzi attaccano il Parma e coloro che si sono pronunciati dopo l’accaduto è impressionante. La “strategia di fuga” è duplice: da un lato insistere sul fatto che il Parma non ha prove di ciò che dice, e dall’altra quella di mettere in cattiva luce Mirante e Palladino, i due napoletani livorosi che si sono “permessi” di dare tutto contro la loro squadra, esultando pure.

I due giocatori corrono giustamente a smentire le false notizie messe in giro su di loro, mentre il tecnico crociato interviene in una radio napoletana: “Voglio chiudere il discorso, è lecito pensare che certe cose con accadano e che non si arrivi a tanto, ma preferisco metterci una pietra sopra. A fine partita ho avuto una reazione forte palladinoma è finita lì, il capitolo è chiuso abbondantemente. L’esasperazione è un po’ l’ingrediente della nostra vita quotidiana e questo non aiuta nessuno, non è una giustificazione ma i nostri tempi sono questi ed io che sono il primo a sbagliare mi arrabbio perché ci si accorge che si fa poco per migliorare le cose. Spesso ci sono frasi farcite di belle intenzioni ma poi i fatti non corrispondono. Se la Procura Federale aprisse un caso sugli episodi di questa partita mi sembrerebbe un’ assurdità, vorrebbe dire aggiungere sciocchezze su sciocchezze“. Una secchiata d’acqua sul fuoco acceso, un modo per cercare di spegnere le polemiche. E pensare che il giorno prima le parole del tecnico erano state di fuoco... Un po’ come quando, lo scorso anno, era nata una polemica sul fatto che il tecnico esagerasse con gli allenamenti a porte chiuse. “Ma quali segreti – disse in conferenza – non siamo mica nell’ ‘800. Per me se volete potete venire anche a bordocampo. Non ho segreti“. Quel giorno la rifinitura era insolitamente a porte aperte, quasi a confermare le parole di Donadoni in conferenza. A dieci minuti dall’inizio dell’allenamento è stato però lo stesso tecnico crociato ad avvicinarsi ai giornalisti: “Ecco, se ora potete uscire, per favore…“.

In mezzo a tutta questa bagarre si è espresso pure il Giudice Sportivo: un turno a Benitez (la prima squalifica della sua carriera) e 10mila euro di multa a Higuain. Questione conclusa, dunque. Tra schifezze, retromarce, uomini d’altri tempi e giustificazioni, diventa però davvero difficile scacciare la sensazione che per l’ennesima volta sia andato in scena lo stesso copione di sempre: quello di un calcio che, in fondo, di cambiare non ne ha nessuna voglia.