CRAC PARMA FC – ECCO PERCHÈ LA PERIZIA DEL TRIBUNALE DI BOLOGNA NON ASSOLVE GHIRARDI – L’ANALISI DI PFZ.IT

Crac Parma: il Tribunale delle Imprese assolve Ghirardi“. “Fallimento Parma Fc: assolti Ghirardi e soci”. “Fallimento Parma Fc: il superperito “assolve” la gestione Ghirardi”. “Fallimento Parma: un documento “salva” Ghirardi“. Questi sono solo alcuni dei titoli che sono apparsi la scorsa settimana su tutti i media che gravitano ghirardi-assoltiattorno al mondo Parma. Il messaggio è inequivocabile, privo di condizionali e per certi versi sorprendente. Farsi un’idea della portata della notizia è molto semplice: basta digitare “tribunale assolve Ghirardi” su Google per veder comparire almeno due pagine fitte di risultati simili.

Tutto è nato da un articolo apparso su un media locale: “Fallimento Parma Fc: Tribunale Imprese assolve Ghirardi e soci“. La notizia si abbevera ad una perizia che è stata affidata al Dottore, Commercialista e Revisore Legale Renato Santini. La curatela fallimentare del Parma Fc, infatti, aveva richiesto un sequestro conservativo (leggi qui) ai danni di 17 persone che comprendevano Ghirardi, Leonardi, i sindaci e i membri del CdA. Il Giudice del Tribunale delle Imprese di Bologna, per arrivare ad una decisione a riguardo, ha incaricato appunto questa perizia, dalla quale poi è nato l’articolo che ha dato il “la” a quella pioggia di titoli che abbiamo menzionato all’inizio del nostro pezzo. Qui dunque c’è già il primo errore: il Tribunale delle Imprese, almeno per il momento, non ha assolto proprio nessuno. Più corretti quei titoli in cui si cita, appunto, la perizia in questione, ma in ogni caso il documento non equivale ad una sentenza e non può essere equiparata ad una assoluzione. Ma non è curatori-rogatofinita qui: abbiamo potuto analizzare la bozza del documento di 130 pagine, e sinceramente non capiamo come si possano affermare certe cose, e come si possa dire che questa perizia sia “un punto a favore di Ghirardi”.

Secondo quanto si legge un po’ ovunque, il perito avrebbe affermato che Ghirardi avrebbe fatto il possibile per salvare il Parma fino all’ultimo, e che le uniche operazioni dannose (seppur per un’ammontare quasi irrisorio rispetto al buco vero e proprio) che sono state svolte sarebbero arrivare durante la gestione Taci, con Leonardi ancora al timone. “La conclusione di Renato Santini – si legge in uno degli articoli “incriminati” – è che Ghirardi ha fatto quanto poteva fino all’ultimo. Se qualcosa si vuol pretendere si deve andare a bussare solo a casa Taci e casa Leonardi, chiedendo perso non più di 4 milioni e mezzo, poca cosa rispetto agli oltre 100 di debito lasciato”.
Il problema è che, come spesso accade al giorno d’oggi (e non siamo esenti, sia chiaro… a volte è successo anche a noi), dopo la pubblicazione del primo articolo redatto da chi aveva effettivamente tra le mani la perizia, si sono diffusi a macchia d’olio una marea di articoli che si limitavano a “copincollare” la prima versione, prendendola per buona senza (apparentemente) approfondire. Non abbiamo la pretesa di avere in mano la verità assoluta, e forse ci sbaglieremo, ma nella perizia c’è un punto fondamentale che nessuno ha considerato o riportato, e che (altro che assoluzione…) punta il dito in maniera decisa proprio su Tommaso Ghirardi.

Il Dott. Santini, infatti, è arrivato alla conclusione che il momento in cui il Parma è arrivato al default non risale al 30 giugno 2013, come indicato dalla Curatela, bensì è il 15 novembre 2014. Un giorno che tutti i tifosi crociati ricordano bene: dopo la sonora sconfitta per 7-0 allo Juventus Stadium, arriva la nuova mazzata quando Ghirardi annuncia di non aver pagato interamente gli stipendi ai propri calciatori, anticipando l’arrivo di alcuni punti di penalizzazione. “Il mancato pagamento degli latrattativa-film-ghirardistipendiscrive Santini nella sua periziae la certezza della penalizzazione andavano ad aggravare la posizione di classifica della squadra, mentre si andava palesando uno stato di tensione finanziaria molto più grave di quello percepibile dall’esterno, che destabilizzava completamente l’ambiente e la squadra. È in quel momento che il Collegio Sindacale chiama Ghirardi e la Eventi Sportivi a far fede all’impegno preso (e firmato) di garantire la continuità aziendale fino al 31 dicembre 2014. Una richiesta che cade nel vuoto, perchè – come scrive Santini – “l’attenzione del Presidente Ghirardi era focalizzata non sul sostegno economico al club, bensì sulla cessione del pacchetto azionario a Rezart Taci il quale, nonostante gli eventi preoccupanti, sembrava ancora interessato a rilevare il pacchetto di controllo della Società”.

Ed è qui che secondo il perito vi è la perdita della continuità aziendale, proprio a causa del fatto che Ghirardi stava disattendendo agli impegni presi: “è verosimile ricondurre – si legge nella perizia – la perdita della continuità aziendale proprio alla situazione in cui il socio di riferimento, nonostante l’impegno formalmente assunto di garantire il pieno e proficuo sostegno finanziario alla Società fino al 31 dicembre 2014, di fatto disattendeva tale impegno, proprio in concomitanza con una scadenza fondamentale per il proseguo della stagione sportiva, accelerando in maniera sensibile la percezione dello stato di insolvenza della Società. Una mancanza, quella di Ghirardi, che secondo il perito è ancora più grave perchè potenzialmente andava a compromettere l’esito della trattativa con Taci, perchè cambiavano gli scenari facendo cadere inevitabilmente l’appeal della società.

Ma non è finita qui, perchè Ghirardi, come ha affermato in diverse interviste, accusa Taci di non aver rispettato gli accordi presi. Il petroliere albanese, al momento dell’acquisto della società, si era impegnato a finanziare ed immettere capitali per far fronte alle necessità e per far fronte ai pagamenti scaduti, a supportare e gdsghirardifinanziare il Parma garantendo la continuità aziendale ed a saldare tutte le obbligazioni verso gli istituti di credito. Quindi è colpa di Taci e non di Ghirardi, perchè il petroliere non ha rispettato i patti? No, o almeno non secondo Santini (a differenza di quanto si legge su diversi media). Secondo il perito, infatti, “i precedenti dell’imprenditore albanese – ben noti nel panorama calcistico nazionale – avrebbero dovuto indurre la proprietà a richiedere maggiori garanzie ed un impegno concreto per assicurare la continuità aziendale del Parma FC, invece che un mero impegno scritto (…) È verosimile tuttavia ritenere che la situazione ormai compromessa della squadra e, di conseguenza, della Società, avrebbe potuto indurre l’imprenditore albanese a non esporsi finanziariamente in tal senso“. Il perito aggiunge anche un altro particolare per avvalorare la sua tesi: “mentre la proposta irrevocabile d’acquisto del 30 ottobre 2014 prevedeva un prezzo di cessione delle quote del 75% del capitale di Eventi Sportivi ad un prezzo di € 10 mln, oltre all’accollo dei debiti (€ 78 mln), l’atto di cessione del 19 dicembre 2014 prevedeva, invece, un prezzo di cessione complessivo pari ad € 5 (cinque/00), a testimonianza del fatto che l’imprenditore albanese, resosi conto della situazione patrimoniale e finanziaria della Società e degli accadimenti intervenuti successivamente alla presentazione della propria offerta irrevocabile, aveva rivisto al ribasso in maniera sensibile la propria percezione del valore della società target oggetto del proprio interesse. Onde evitare che l’imprenditore albanese si disimpegnasse completamente a seguito dell’acquisizione del pacchetto societario, è opinione di chi scrive (ovvero il perito Santini, Ndr) che i cedenti avrebbero dovuto cercare, nel limite del possibile, di trasferire un’azienda quanto più possibile sana e in equilibrio finanziario o, comunque, cercare – lasciando in società ulteriori somme a titolo di finanziamento – di ridurre l’esposizione debitoria, sia verso le banche che verso i dipendenti e i fornitori della Società, oltre che cercare di mettere la squadra nelle condizioni migliori per cercare di farle raggiungere l’obiettivo minimo della salvezza, condizione vitale per mantenere un giro d’affari rilevante“.

Per questo motivo Santini (come per altro fa in diversi altri punti) contrasta la visione dei Curatori: il dissesto finanziario del Parma secondo il perito non risale a suo parere al 30 giugno 2013, bensì al momento in cui il Parma non ha rispettato le obbligatorietà in scadenza al 15 novembre 2014, perchè è venuto a mancare il ghirardi21sostegno continuativo nonostante l’impegno sottoscritto (il 27 novembre 2013) da Eventi Sportivi (e dunque da Ghirardi) di sostenere finanziariamente il Parma fino al 31 dicembre 2014. Sempre all’interno della perizia è vero che Santini “assolve” molte delle operazioni segnalate dai curatori, come ad esempio la cessione del marchio a Parma Brand, e soprattutto afferma che le uniche operazioni dannose per il patrimonio del Parma Fc sono avvenute durante la gestione Taci-Leonardi (come ad esempio la cessione di Paletta ad un solo milione di euro). Ed è anche doveroso ricordare che noi non siamo nè un Tribunale, nè colpevolizziamo o scagioniamo nessuno. Da qui però a dire che questa perizia possa assolvere Ghirardi, a nostro umile parere, vi è un abisso.

Quelli che invece vengono “assolti” dalla perizia, almeno all’apparenza, sono i membri del CdA e i sindaci del Collegio Sindacale. Santini, infatti, nella sua perizia ha tracciato (sempre per il principio secondo il quale i fatti vanno analizzati sulla base del contesto temporale in cui si svolgevano, e non “con il senno di poi”) un profilo della situazione del Parma nel momento in cui, secondo l’accusa, i membri del CdA (senza delega) ed i membri del Collegio Sindacale avrebbero dovuto lanciare un campanello d’allarme rispetto alla situazione finanziaria del Parma. In quel momento i crociati stavano lottando per l’Europa League, era stato firmato un impegno da parte degli azionisti di finanziare il club, e vi erano, secondo il perito, i presupposti per la continuità aziendale. In una situazione del genere “ci si chiede – scrive il perito – con quale stato d’animo un Consigliere d’amministrazione privo di deleghe e/o un membro del Collegio Sindacale avrebbe dovuto (e potuto) prendersi la responsabilità di fronte ad una città intera – con le ovvie conseguenze in termini reputazionali e di sicurezza personale – di rilevare una causa di scioglimento della Società (…) o di richiedere addirittura la dichiarazione di fallimento della Società, se ed in quanto legittimati; senza considerare poi le conseguenze che tale azione avrebbe potuto avere in termini di responsabilità risarcitoria che si sarebbe dovuto assumere il consigliere o il sindaco nei confronti dell’azione risarcitoria che, certamente, avrebbe attivato il Presidente del C.d.A. e gli azionisti, di fronte ad un’azione in tal senso a fronte dell’impegno finanziario e patrimoniale mostrato dai soci“.

Insomma, dalla perizia (che, ribadiamo, non equivale a nessuna sentenza) esce rafforzata (non poco) la posizione dei membri del CdA e del Collegio Sindacale. Di sicuro il perito toglie dal calderone, ovviamente esprimendo un suo parere, anche la situazione legata alla cessione del marchio a Parma Brand (operazione non di poco conto, anzi), alleggerendo la posizione di Ghirardi. Di certo però non si può dire che questa perizia, sulla base di quanto abbiamo scritto, “assolva” l’ex Presidente del Parma.