CRAC – IL PARMA POTEVA CONSIDERARSI GIA’ FALLITO NEL 2013 – IL DOSSIER DEI CURATORI FALLIMENTARI

Il 30 giugno 2013, alla chiusura del bilancio del Parma Fc, la società poteva già considerarsi fallita, con un patrimonio netto che vedeva il segno meno prima di una cifra imponente: 42,5 milioni di euro. Nessuno, però, si è preso la responsabilità di portare i libri in tribunale, per una società che avrebbe poi “tirato a campare” con trucchi contabili e plusvalenze fittizie. Questo e molto altro ancora è contenuto nel dossier che i curatori fallimentari Anedda e Guiotto hanno consegnato al Tribunale di Bologna, riportato a grandi linee dalla Gazzetta di Parma oggi in edicola.

curatori-rogato735 milioni di euro. Una cifra davvero spropositata quella che secondo i curatori rappresenta il deterioramento del patrimonio societario. Il tutto documentato in 180 pagine di un dossier nel quale i curatori hanno cercato di descrivere quella che hanno definito un’ “insana politica gestionale. Sempre secondo quanto riporta la Gazzetta di Parma, infatti, il saldo societario è sempre stato negativo fin dai primi anni, con evidenti tensioni di liquidità. Fino a quel 30 giugno 2013, quando la società, secondo la relazione incaricata alla JNP Forensic, avrebbe visto il suo patrimonio “completamente eroso“. E da lì che sono partite tutta una serie di operazioni “particolari”, dai rapporti con il Nova Gorica ai premi particolari e gli incentivi all’esodo, dalla cessione del marchio agli appartamenti di Carpenedolo.

Una situazione che è stata completamente analizzata ed ora è al vaglio del Tribunale di Bologna, che dovrà stabilire se far partire i sequestri dei beni, e l’ammontare eventuale degli stessi. Nel dossier dei curatori i nomi sono 17: da Tommaso Ghirardi e Pietro Leonardi (richiesto il sequestro di 60 milioni di euro a testa) ai membri del Cda come Susanna Ghirardi (60 milioni anche per lei), Giovanni Schinelli (60 milioni), Alberto Volpi (60 milioni), Arturo Balestrieri (20 milioni), Giuseppe Scalia (30 milioni), Roberto Bonzi (30 milioni) ed Alberto Rossi (60 milioni); dai sindaci Bastianon (60 milioni), Sorlini (60 milioni), Magri (35 milioni) e Riccobene (40 milioni), agli amministratori di Eventi Sportivi Ottavio Martini (20 milioni) ed Andrea Zaglio (20 milioni) fino alla consulente legale Silvia Serena (30 milioni) e a Roberto Giuli, sponsor e socio del Parma Fc (30 milioni). Quelle tra parentesi sono le richieste, ovviamente poi il giudice dovrà stabilire se e come agire.

crac-parma-fcA tal proposito sempre la Gazzetta di Parma riporta le dichiarazioni di alcuni dei 17 personaggi chiamati in causa. “Ho la coscienza a posto e sono assolutamente fiducioso che la mia posizione verrà chiarita in maniera positiva – ha affermato Balestrieri – ho sempre approvato atti presentati con il parere favorevole della società di revisione e del collegio sindacale“. Sia lui che Riccobene hanno ricordato di “non aver percepito nemmeno un gettone di presenza per queste attività“. Lo stesso Riccobene ha affermato di aver “espresso forti dubbi sulla possibilità di continuare la gestione senza un apporto esterno. Proprio l’apporto esterno che ci era stato garantito sarebbe arrivato con l’ingresso di Taci“. Ora il seguente passo sarà l’udienza che si terrà a metà marzo. Sul piatto nel frattempo continua ad esserci un dato, ovvero quei 735 milioni di euro di deterioramento del patrimonio societario che, se confermato, dà l’idea di una voragine. Quella stessa voragine che ha inghiottito il Parma Fc con la sua storia.