COSA NON VA – GUAZZO, IL PARMA DEVE FARE UNA SCELTA, MA TUTTI (NESSUNO ESCLUSO) POTEVANO FARE DI PIÙ

Lacrime, mezze verità, atteggiamenti contestati, gestioni rivedibili ed errori forse mai dimenticati fino in fondo. È un mix particolare quello che si è scatenato ieri a pochi minuti dal termine dell’incontro contro la Virtus Castelfranco, con evidenti strascichi anche nel post partita. Tutto è iniziato durante il secondo tempo, quando i componenti della panchina crociata si sono alzati per andare a scaldarsi. Il primo ad entrare è stato Melandri che ha preso il posto di un applauditissimo Baraye. A seguirlo poco dopo è stato Lauria, che è tornato in campo dopo alcune settimane passate ai box. Ai bordi del terreno di gioco, deluso per l’ennesima e prolungata panchina, c’era un Matteo Guazzo che magari con un Longobardi in campo dal 1′ dopo diversi mesi di assenza magari si aspettava di poter entrare prima, visto anche il risultato che stava maturando in campo. Nel frattempo è arrivato il terzo gol dei crociati, mentre Guazzo osservava con una certa insofferenza il cronometro del tabellone luminoso scorrere. A pochi minuti dal novantesimo l’attaccante crociato si è avvicinato alla sostituzione-longobardi-guazzopanchina ed ha avuto un diverbio con Apolloni: il tecnico non sembrava più intenzionato a schierarlo, di fatto cambiando repentinamente l’idea iniziale, mentre Guazzo chiedeva spiegazioni, non capiva ed anzi era più che disponibile a scendere in campo. Il battibecco è durato per qualche decina di secondi, ma alla fine il cambio è stato comunque effettuato, anche se all’89’. I tifosi, che dopo aver visto la scaramuccia con Apolloni hanno forse interpretato male la situazione pensando che da parte di Guazzo ci fosse stato un rifiuto a scendere in campo per uno scampolo così breve di gara, hanno fischiato il suo ingresso sul terreno di gioco. È forse stato quello il colpo di grazia per il morale già sotto terra dell’attaccante, che al triplice fischio finale è scoppiato in lacrime. In sala stampa Apolloni ha provato in modo poco convincente a minimizzare il tutto, ma a testimoniare l’accaduto sono anche gli stessi video pubblicati dal Parma sui social network, non solo le immagini di Sky: si vede chiaramente Lucarelli che si avvicina subito a consolarlo, gli dice qualcosa, lo abbraccia, e lo stesso fa Cacioli. Lo sguardo di Guazzo però è rimasto basso fino al suo repentino ingresso negli spogliatoi, non prima di aver regalato la propria maglia ai raccattapalle posizionati vicino al tunnel. Ad inseguirlo poco dopo è lo stesso Capitano crociato, che magari si sarà pure andato a mettere il ghiaccio sulla caviglia (God save the Captain…), ma di sicuro è andato a cercare di rincuorare il compagno.

Sul web dopo il termine della partita è subito partito il muro contro muro. C’è chi sta con Guazzo perchè si sarebbe potuto evitare di inserirlo per uno scampolo così ridotto di partita, e chi invece sta con Apolloni perchè l’attaccante crociato ha una fedina macchiata da gesti e comportamenti che alcuni giudicano imperdonabili. Il problema però è un altro, ed è ben più profondo. Da un lato c’è un giocatore che al suo arrivo ha annunciato di non essere venuto per fare il fenomeno, promettendo massima umiltà, ma ci ha messo forse troppo per capirlo, riuscendo con notevole (e forse troppo) ritardo a calarsi in una realtà probabilmente molto lontana da quelle che erano le sue attese. Ha sbagliato, l’ha riconosciuto, ha chiesto scusa e nonostante un carattere che l’ha portato a non attrarre troppe simpatie, ha provato a lavorare a testa bassa per combattere anche la sfortuna: durante quel periodo ai box a causa di un infortunio che l’ha tenuto fuori proprio quando avrebbe potuto farsi perdonare l’inizio difficile, si è allenato spesso da solo a Collecchio, anche sotto le feste e lontano dalle luci dei riflettori. Dall’altro lato c’è però una società che fin dal suo arrivo l’ha definito come il fiore all’occhiello della campagna acquisti, un lusso per la categoria, ma poi non ha forli-galassi-apollonisaputo gestire al meglio quelle che sono state le sue evidenti difficoltà. Se la situazione è esplosa è anche per il fatto che il Parma non ha saputo ancora prendere una decisione fondamentale su quello che è stato l’acquisto di peso (anche dal punto di vista economico) nel reparto offensivo crociato: o si decide di gestire al meglio Guazzo per cercare di recuperarlo, preso atto delle difficoltà e dei limiti del calciatore stesso, oppure si decide che le valutazioni fatte in estate non hanno risposto alle attese, qualsiasi siano le cause e le colpe del caso. Di sicuro non si risolve molto nascondendosi dietro ad un dito e negando ciò che uno stadio intero ha visto con i propri occhi, qualsiasi sia il cognome che ogni tifoso vuole aggiungere all’ormai celebre hashtag che inizia per #iostocon. Guazzo palesa in alcuni comportamenti il contrario di ciò che vorrebbe dimostrare, e spesso quella che sembra troppa sicurezza nei propri mezzi è solo una cortina di fumo che cela profonde insicurezze difficili da superare.  Il Parma però fin dal primo momento tra squilli di trombe l’ha presentato come un lusso, ma non ha potuto o non è riuscito a smussare gli angoli di un diamante che non ha mai brillato anche per causa propria e, tra pali, traverse ed infortuni, anche per una piccola dose di sfortuna. La situazione, dunque, è complessa ma allo stesso tempo molto semplice: o si decide di provare a recuperare il giocatore, che al di là dei suoi limiti deve però metterci del suo, oppure si archivia il discorso decidendo che quello con Guazzo è un matrimonio che non s’ha proprio da fare. In entrambi i casi diventa difficile capire l’utilità di quei tre minuti allo scadere. Non hanno molto senso se vuoi recuperare un giocatore già in difficoltà psicologica per il poco spazio a disposizione, e non ne hanno se hai già deciso di “scaricarlo”. In ogni caso, sia che ci si orienti verso la prima o la seconda ipotesi, diventa difficile non pensare che tutti, nessuno escluso, avrebbero potuto fare qualcosa di più.