LA CICATRICE DI QUEL 19 MARZO – AD UN ANNO DAL FALLIMENTO DEL PARMA FC

In quel giovedì 19 marzo il Parma era in campo, a Collecchio, per un amichevole contro il Fidenza. Ventiquattro ore prima il sesto Presidente ad aver varcato la soglia dello spogliatoio sentenza6crociato durante la stagione era stato arrestato, con la squadra che era passata per un giorno nelle mani del Collegio Sindacale in attesa di risposte dal Tribunale di Parma. “Qui forse chiudiamo bottega“, aveva detto Capitan Lucarelli. “Quello da Carpenedolo ci ha portato Taci, e quello da Monterotondo ci ha portato Manenti. Hanno fatto la lotta a chi trovava il peggio” aveva invece chiosato Sandro Melli. Ai cancelli di Collecchio i tifosi avevano anche appeso uno striscione: “Ghirardi, Leonardi, Manenti: tre delinquenti“.

Il Parma era in campo, dicevamo, con qualche tifoso sugli spalti e soprattutto la flotta di giornalisti che da settimane era tutti i giorni a presidiare il Centro Sportivo. Con il computer sulle ginocchia in tanti premevano F5 per aggiornare il sito che di lì a poco avrebbe dato il responso già quasi scontato: il Parma era fallito. “Siamo falliti, ragazzi”, aveva urlato un giornalista alla squadra che stava palleggiando al centro del campo. Scorrendo le 8 pagine della sentenza, i numeri saltavano subito all’occhio: 218 milioni di debiti complessivi, 74 dei quali formavano il poi famoso debito sportivo. Nel frattempo era in corso solo l’ennesimo controsenso di una stagione tragica: il Parma era fallito, ma era in campo a giocare l’amichevole del giovedì. Del resto anche fino alla fine del campionato non smetterà mai di giocare, togliendosi pure lo sfizio di battere la capolista Juventus al Tardini, da ultima in classifica ma soprattutto da fallita.

lucarelli-creditorriPagina 7 della sentenza di fallimento: Alessandro Lucarelli è nel comitato dei creditori. “Ale – abbiamo gridato dagli spalti – sei nel comitato dei creditori”. Il Capitano crociato, che in quel momento in campo stava accarezzando il figlio Diego, alzò la testa e nel modo forse più ingenuo e banale del mondo si lasciò andare ad una frase che ha strappò più di un sorriso: “Cosa vuol dire?”. Il bello è che in quel 19 marzo 2015 c’era il sole, sopra Collecchio, mentre la ferita aperta da mesi diventava sempre più irricucibile. C’è il sole anche oggi, un anno dopo, e anche se la cicatrice di quella ferita resterà per sempre, si è tornato ad intravedere più di qualche sorriso. A distanza di 365 giorni il Parma prova a rialzare la testa, anche se il cammino è lungo e si è ripartiti dalle ceneri. In quel 19 marzo la parola “domani” era stata portata in dote da Manenti e i suoi bonifici. Oggi il domani significa Legnago, una promozione da centrare ed un cammino da seguire con un unico obbiettivo: riportare il Parma dove merita di stare per poi riguardare quella cicatrice con lo sguardo di chi nonostante le ferite ha vinto la propria guerra, battaglia dopo battaglia.