Chi ha paura del tabloid? Il Parma e la strategia di Pietro Leonardi.

Tutti ne hanno parlato, il j’accuse del tabloid inglese Daily Mail è stato riportato da tutti i media che si occupano del Parma Calcio. In redazione abbiamo deciso di sorvolare, giacché il contenuto del pezzo a firma di Martin Samuel era più un pistolotto etico che un’analisi sull’operato del Parma e del suo amministratore Pietro Leonardi.

bestiameparmaForse, invece, è proprio la natura moraleggiante del pezzo la parte più fastidiosa della questione, soprattutto perché il mercato del Parma viene definito come cattle market, il mercato del bestiame. No, non è una trovata del nostro caro vignettista, bensì un’accusa forte e precisa, peccato che non sia nel merito e non tocchi alcuna questione, se non una vaga remora etico-morale sul destino di tutti questi poveri calciatori che vengono acquistati, prestati e rivenduti. Innanzitutto: chi sono questi giocatori? Secondo il Daily sono nomi su una tabella, interscambiabili, mere varianti sul taccuino dei cinici dirigenti del tritacarne gialloblu. Per chi scrive sono calciatori, ovvero persone con uno stipendio ben sopra la media, pagati per praticare uno sport. Non vorremmo dover arrivare a paragonare un giocatore che milita nel campionato sloveno o nella Lega Pro italiana con un cassaintegrato vero? No, non ci pare proprio il caso.
La parte interessante del pezzo di Samuel, in realtà, risiede in un ipotetico conflitto d’interessi che potrebbe sussistere tra società ad alto grado di compenetrazione tecnica ed economica. Insomma, parliamoci chiaro, Parma e Nova Gorica andrebbero in campo, in una ipotetica sfida, con la testa ai bilanci e ai movimenti di calciatori? In questo senso, però, si arriverebbe a mettere in dubbio l’onesta sportiva delle società in causa, nonché, forse non è chiaro, sussisterebbe il reato di combina. D’altronde, qualcuno ha mai messo in dubbio la regolarità di un Genoa-Milan, visto i noti rapporti tra le due società? E quando, per motivi di buon vicinato, il Milan prestò Abbiati alla Juventus?

Questa analisi ci sembra un po’ troppo fumosa e dal vago sapore criptocomplottista, quando è chiaro che per quel che riguarda il Parma non c’è nessun beneficio sul campo (e ci mancherebbe) ad avere rapporti intensi con squadre straniere o di categorie inferiori alla Serie A. A sentire l’AD del Parma Pietro Leonardi non è nemmeno una questione della tanto famigerate plusvalenze. Evidentemente (e mi scuserà Michele Angella per l’ironia) in quel di Londra non seguono Calcio&Calcio, trasmissione di TeleDucato. Che questa strategia sia mirata puramente per un rendiconto di tipo economico per Leonardi, perdonate il francesismo, è una boiata. L’obbiettivo, in realtà, è quello di creare un network di collaborazioni dove il Parma investe (mirate) somme di denaro per acquistare giocatori, li gira alle proprie consociate e in cambio strappa opzioni e corsie preferenziali per tutta una serie di giovani interessanti, potenziali giocatori di livelli nel prossimo futuro.

Sovente, si dice: “è necessario puntare sui giovani“. Ma quanto costano questi giovani? Quando costano i Marrone, i Berardi, gli Zaza, i Gabbiadini? Molto, spesso troppo per giocatori che ancora non hanno dimostrato molto. Le capacità finanziarie del Parma non sono tali da poter investire sempre e comunque su nomi del genere e, in questo senso, il tentativo di Leonardi (i cui frutti, naturalmente, non si vedranno che tra qualche stagione) di creare una via alternativa per operare sul mercato si inserisce nel solco di un calcio italiano dove la superequazione dei diritti televisivi la fa da padrone.
Le squadre riserve non sono prese in considerazione, una distribuzione dei proventi dai diritti con regole meno demenziali non è di certo qualcosa all’ordine del giorno e così via. Ci dica, quindi, il Daily Mail: come può sopravvivere il calcio di provincia? Come può una medio-piccola programmare il futuro con la castrazione di avere solo le briciole dei proprio diritti d’immagine? Leonardi ha trovato una soluzione, un sistema, e non si parli di mercato del bestiame, suvvia, che i problemi non risiedono certo in un calciatore del Nova Gorica o del Gubbio e i loro più che discreti emolumenti per giocare a pallone.

Gabrielo