CERESINI APRE IL BAULE DEI RICORDI: “SCALA, ASPRILLA, MELLI, LA MERCEDES E QUELLA PASSIONE DI ERNESTO…”

L’avevamo intuito quando l’avevamo intervistato lo scorso anno, durante la querelle Corrado-Piazza per il tentato salvataggio del Parma Fc tra fallimento, aste, debito sportivo e quant’altro. Dopo giovedì sera, però, abbiamo la certezza: quando parla Fulvio Ceresini, ex Presidente del Parma e figlio dell’indimenticato Ernesto, viene quasi spontaneo sedersi, incrociare le braccia, e perdersi in una marea di ricordi, aneddoti e sensazioni. Eravamo alla Libreria Coop, a Parma, a moderare la presentazione del libro “Il Parma di Scala – Cronaca di un Sogno“, scritto da Mattia Fontana e Guglielmo Trupo, e Ceresini era l’ospite d’eccezione. Ad ogni domanda che gli abbiamo rivolto abbiamo ricevuto di ritorno una serie di racconti e aneddoti di un periodo, quello del settennato di Scala, che hanno reso grande la squadra crociata.

Ecco perchè, oltre al video integrale della presentazione (che potete vedere cliccando qui), abbiamo deciso di riportare i suoi interventi in quest’articolo, per permettere a tutti i nostri lettori di chiudere gli occhi e rivivere, anche solo per qualche momento, alcuni dei fatti che hanno segnato la storia del Parma.

ceresini-libroCOM’È NATO IL PARMA DI SCALA?“È nato grazie ad una ricerca continua da parte di mio padre con il fine di dare le maggiori soddisfazioni ai tifosi e alla città. Con Scala sono state poste le fondamenta per raggiungere traguardi importantissimo a livello internazionale. Il Parma di Scala era una società che aveva veramente tanta voglia di fare qualcosa di importante. Assieme a lui c’era uno zoccolo duro di giocatori, come Minotti, Apolloni, Melli ed altri, e poco alla volta si è formato un gruppo importante, ricco di grandi lavori. Insieme a loro c’era la figura di Pastorello, che è stato il deus ex machina di tutto questo: dalla scelta di Scala all’acquisto di vari giocatori, con l’inserimento degli stranieri, che furono acquisti mirati, giocatori che si sono dimostrati grandi. Parlo di Grun, Brolin, tutti giocatori scelti con una grande armonia e con una grande fiducia. Poco alla volta abbiamo fatto una cosa straordinaria. Guido Barilla ha detto che nel mondo Parma viene ricordata per il prosciutto e per la squadra di calcio. Questo è verissimo, quel Parma ha dato lustro ad un’intera città”.

L’ACQUISTO DI ASPRILLA“Ricordo quando fu acquistato Asprilla. Pastorello era andato a Medellin per vedere il giocatore. Per il fuso orario mi chiamava agli orari più impensati. Una sera mi ha chiamato e mi ha detto: “Pres, sono in un albergo, è pieno di polizia, ci sono dei giudici che dormono qui, c’è stata una sparatoria, cosa faccio, vengo via?”. Io gli chiesi se avesse visto il giocatore. “Sì, è un fenomeno. Cosa faccio?”. Se è un fenomeno compralo, gli ho detto io. La richiesta credo fosse di 5 miliardi, e pur di scappare dalla Colombia è stato acquistato uno dei più grandi calciatori che abbiamo visto”.

IL RINNOVO DI SCALA E LA PROMOZIONE IN SERIE A“Nell’89/90 ci fu un momento veramente complicato, arrivarono diverse sconfitte, in cui sembrava che il Parma non riuscisse a combinare nulla di buono. C’era malumore ed un po’ di rassegnazione. Credo di aver fatto una cosa determinante per le vittorie di quell’annata. In quel momento così complesso c’era scoramento, gli stessi giocatori cominciavano a mollare, a non crederci, si iniziava a parlare che i migliori se ne sarebbero andati, e che anche lo stesso Scala avrebbe lasciato Parma. Era anche morto Ernesto, mio padre, che era il Presidente. Insomma, c’era un po’ di disfattismo. Ricordo che andai a pranzo, invitai Scala e gli proposi un rinnovo del contratto per altri tre anni. Lui non ci pensò tanto, accettò subito, e forte di questo suo impegno invitai la squadra a cena, e dissi: “Qui c’è un aria che non va, si sente parlare che Minotti andrà alla Juve, quell’altro andrà al Milan, ma da qui non andrà via nessuno. Se rimarremo in B lo faremo tutti assieme. Il primo a rimanere, e siete i primi che lo sanno, sarà il Mister, che ha rinnovato il contratto perchè crede in questa società ha deciso di rimanere”. Credo che quella sia stata una cosa che ha ridato fiducia a tutta la squadra. Da lì si è ripartiti fino ad arrivare alla partita della svolta di Trieste, una delle più belle della storia del Parma. Lì abbiamo capito che non ci avrebbe fermato più nessuno”.

mellibellaLA MERCEDES E SANDRO MELLI“Mio padre quando ha preso Scala ricordo che gli ha chiesto di recuperare Sandro Melli. Recuperarlo perchè Ciccio, come lo chiamo io, si stava un po’ perdendo, aveva la testa un po’ così. Mio padre lo considerava come un figlio, e non è una frase fatta. In questo ragazzo vedeva delle doti straordinarie, e non si era sbagliato perchè Sandro Melli credo che sia uno dei più forti giocatori che abbiamo mai avuto a Parma. Mio padre disse a Scala che doveva sforzarsi per recuperare questo giocatore, e fecero una scommessa: a Scala fu promessa una Mercedes nel caso ci fosse riuscito. Fortunatamente c’è riuscito ed ha girato con il Mercedes, ed Ernesto era molto felice di questo”.

LE VITTORIE DEL PARMA GRAZIE A SOLDI “RUBATI”? “Una delle accuse che viene fatta continuamente a noi è che le vittorie siano arrivate grazie a soldi fasulli, riferendosi al crac Parmalat. Io vorrei chiarire che il Parma Calcio, essendo una società del gruppo Parmalat non è stata in alcun modo causa, nè tantomeno concausa del fallimento della Parmalat, tutt’altro. La Parmalat dalla sponsorizzazione del Parma Calcio credo che abbia avuto un ritorno d’immagine straordinario. Ricordo in Brasile che eravamo andati a vedere l’amichevole tra Palmeiras e Parma, ed il tassista mi ha chiesto se andassi a vedere Palmeiras-Parmalat… Gli investimenti che la Parmalat ha messo nel Parma Calcio sono stati ampiamente ritornati. Vorrei ricordare anche che il Parma in quegli anni di grandi vittorie ha fatto anche delle grandi plusvalenze. Plusvalenze vere, non fittizie di quelle che conosciamo bene che si fanno nel mondo del calcio. L’esempio di tutti è Buffon, a bilancio Parma a zero lire, e l’abbiamo venduto a 100 miliardi, se togliamo i 25 miliardi di Bachini sono 75 miliardi di plusvalenza, e di soldi veri. Thuram è stato acquistato a 9 miliardi ed è stato venduto a 75 miliardi di soldi veri. Cannavaro è stato comprato a 7 miliardi ed è stato venduto a 45 miliardi dopo averlo “sfruttato” per 10 anni. Potrei continuare davvero tanto a fare l’elenco… E la prova provata di quello che dico è che il Parma in Amministrazione Straordinaria alla guida del Commissario Bondi è stato poi ceduto a Ghirardi ad una cifra pulita, e con dei soldi in cassa. Questo sta a significare che il Parma era un’entità che aveva combattuto ai più grandi livelli del calcio italiano ed internazionale gestendosi anche dal punto di vista finanziario in maniera anche autosufficiente. Quindi rigetto completamente quelle accuse di una società che ha vinto perchè i soldi erano rubati. Non è vero, le vittorie sono arrivate perchè è stata fatta una gestione da parte di persone capaci. Le vittorie del Parma sono state pulite, ottenute perchè abbiamo fatto un grande calcio”.

PRESIDENTI, PASSIONE ED IL CALCIO MODERNO – “Presidenti che possono essere equiparati a mio padre dal punto di vista della passione non ce ne sono. I tempi sono completamente diversi, ormai è un business davvero pazzesco e non si può paragonare quel momento storico con questo. Forse Moratti, che è uno che ha investito l’investibile nel calcio ma l’ha fatto perchè amava quella società che era stata di suo padre, e c’era una passione particolare. Ma tolto questo nome, che forse si può spendere, sicuramente la gestione nel calcio è solo a livello di business, la passione non c’entra più nulla. Presidenti come mio padre, o Mantovani, o Dino Viola, tutte persone che ho conosciuto, ho frequentato e dalle quali ho imparato davvero moltissimo non ci sono più, e non ci saranno mai più. Il calcio com’è adesso ha un livello di business esasperato, ed è incontrollabile la gestione ad alti livelli”.

fulvio-ceresiniPIÙ PROPRIETARI PER UNA SOLA SQUADRA DI CALCIO?“Una sera a cena con Mantovani, a casa di mio padre, si parlava di calcio. Lui ha detto che le società di calcio devono essere gestite da un numero dispari di persone, e tre sono già troppe. Ci dev’essere uno che determina, la filiera di comando dev’essere molto corta. Per un motivo semplice: in Italia abbiamo un milione di commissari tecnici, e tutti noi abbiamo le nostre idee per quanto riguarda il nostro allenatore e le scelte dei giocatori. Se la società è di proprietà di più persone che non solo devono discutere su chi prendere come allenatore, ma devono poi anche sceglierlo, e si trovano ad avere idee diverse, possono nascere delle incomprensioni, ed ognuno poi dirà che avrà la sua quota e vuole decidere lui. Questo è un rischio che si corre, io ho solo detto questo anche in passato. Se voi andate ad analizzare le proprietà delle squadre di calcio in Italia di società dove ci sono più persone al comando non ce ne sono. Si va a finire che si litiga, ed è successo a mio padre, che è entrato nel Parma trascinato dall’Unione Industriali con un gruppo che cercava di salvare il Parma. Dopo un anno mio padre ha detto: “Qui bisogna che ci mettiamo d’accordo. Ritiro tutto io ed andrà come andrà”. Finchè si discute al bar è un conto, ma se si discute quando c’è da cacciare i soldi può darsi che la cosa diventi un problema. Se si riuscirà a coinvolgere più persone possibili sarò il primo ad essere felice. La mia esperienza mi dice che è rischioso, è pericoloso e non è facile. Solo questo, e spero che nessuno si arrabbi per quello che ho detto”.