Cassano, la sincerità e le parole di Crespo…

cassano-day“A Genova sono ancora legato in maniera indissolubile ed il mio sogno è di poter finire la carriera a Genova. Chissà se sarà possibile, e se la Samp mi vorrà… Per me e per la mia famiglia resta la città del cuore, più ancora di Roma, Milano e Madrid. L’ultima volta che sono tornato l’ho trovata cambiata moltissimo e in meglio. Voglio fare i complimenti al sindaco, perché Genova è ancora più bella di quando c’ero io. Io tifo ancora Sampdoria e spero tanto che si salvi. Questo non vuol dire che se uno bacia o non bacia una maglia non ci sia attaccamento alla squadra nella quale si gioca, o alla società, o ai tifosi. Il fatto è che il mondo cambia, si ha più difficoltà a rimanere in una squadra a lungo, c’è più business e vengono prese delle decisioni che tante volte vanno al di là della scelta del giocatore.”

Prima che qualcuno inizi a scomporsi, queste non sono dichiarazioni di Cassano. Le parole in grassetto sono state modificate dal sottoscritto, lo chiarisco fin da subito anche perchè, deontologicamente, sarebbe scorretto e in malafede non farlo. Quelle qui sopra sono parole pronunciate da Hernan Crespo risalenti a quando indossava la maglia dell’Inter, alle quali abbiamo semplicemente sostituito “Parma” con “Genova”. Lungi da me fare paragoni riguardanti il carattere dei due, la sensibilità, o quant’altro. Crespo, per tutti noi, è giustamente un mostro sacro che non va toccato. Nell’editoriale di ieri scrissi in modo chiaro che per Cassano sarà il campo a fare da giudice, e proprio sul campo un calciatore come Hernan Crespo ha dimostrato con qualsiasi maglia di essere un campione vero, al di là dei sentimenti che lo legavano ad un’altra città o ad un’altra maglia. La sincerità, in questo mondo, va apprezzata o quantomeno accettata. Essere sinceri, però, non basta.

ilpuntosucassanoTutto questo per ribadire in maniera chiara un semplice concetto: Cassano, per 20 giorni, ha dimostrato di essere stato condizionato tanto, troppo, dalle voci che lo volevano alla Samp. Soprattutto se consideriamo il fatto che si sta parlando di un calciatore che ha fatto di questo sport un lavoro. Ieri, per questo motivo, si è preso le sue responsabilità e lo ha fatto pubblicamente. Ora sul campo dovrà far vedere di essere un professionista, prima che un campione, e per quello che si è visto nel primo scorcio di stagione (escludendo gli ultimi 20 giorni, per i quali comunque è stato multato), merita sicuramente la possibilità di dimostrarlo. Parma è così, Antonio. E’ pronta a non perdonarti nulla, ma allo stesso tempo se dimostrerai in campo di essere un professionista sarà anche la prima ad applaudirti.

Quindi, ora che hai lasciato da parte la Nutella, torna alla tua dieta che ti ha portato in pochi mesi a raggiungere uno stato di forma ottimale, e dimostraci di cosa sei capace. In fondo dipende solo da te.

L’Editorialista