Cassano e Doria, un applauso alla sincerità

cassanorestaDurante la conferenza stampa odierna, mentre Cassano stava rivelando come le voci sul suo possibile ritorno alla Sampdoria l’avessero fatto vacillare (e non poco), ho fin da subito immaginato i commenti del popolo crociato sul web. Mi limito a copincollare un esempio: “Ah bella roba, quindi SOLO perchè la Samp non ti ha chiamato resti in gialloblù, tu si che ci tieni proprio alla maglia“. Del resto che Cassano sia innamorato di Genova, e della maglia blucerchiata, è cosa nota da tempo. Lui stesso, sempre durante la conferenza, ha ammesso di aver inserito la clausola tacita (che lo vorrebbe libero per tornare a Genova, in caso di una chiamata da parte dei doriani) anche in passato, nei contratti con il Milan e con l’Inter. E’ sempre strano, però, vedere un giocatore della tua squadra dichiarare il proprio amore per un’altra maglia, anche se in questo caso si tratta della gemellata Sampdoria.

Mettiamo però da parte l’orgoglio, anche solo per un secondo, e facciamo un respiro profondo. Prima di rileggere le dichiarazioni di Cassano, o di rivederle con i nostri occhi (qui il video integrale di Parma Channel), pensiamo un attimo al personaggio che le sta pronunciando. Antonio Cassano, si sa, è un ragazzo particolare. Nella sua estrema semplicità, la definizione migliore per descriverlo arriva proprio dalla sua bocca: “Ho molti pregi, e ho molti difetti. Sono così, prendere o lasciare. Chi ha seguito la sua carriera sa quanta verità ci sia in queste frasi molto scolastiche ma non per questo meno vere. Certo, quel “prendere o lasciare” ha una portata decisamente particolare grazie proprio all’abilità del n°99 con il pallone tra i piedi, ma alla fine quella frase è un po’ il filo conduttore di tutta la sua carriera. Prendere o lasciare.

Sapere che FantAntonio abbia preso il Parma, come del resto aveva fatto negli anni scorsi con entrambe le squadre milanesi, con la clausola di poterlo lasciare nel caso arrivasse la chiamata della squadra che ha fatto breccia nel suo cuore, è una cosa che nessuno, in una storia d’amore, accetterebbe a cuor leggero. E’ un po’ come celebrare le nozze con un terzo incomodo, seduto in un angolo, ad inquietare tutti con la sua presenza. Nel calcio di qualche decina di anni fa sarebbe stata una cosa impensabile. Oggi, però, in un calcio come quello italiano (e risparmio sviolinate sulle bandiere che non ci sono più, ecc. ecc.), è una cosa che colpisce, certo, ma che avrà un solo giudice: il campo. Proprio lì Cassano ha saputo far vedere di cosa è capace, dimostrando una maturità che forse nemmeno il meno scettico gli avrebbe attribuito, sbagliando solo la partita di Catania e offrendo un paio di prestazioni in chiaroscuro, ma regalando nelle restanti gare perle di rara bellezza. E’ proprio il campo ad essere il vero giudice.

hernan-crespoIl calcio di oggi, le bandiere, i valori… Al tifoso medio, nel 2013, importa soprattutto una cosa: la coerenza. E’ ovvio che se un giocatore annuncia di voler restare, costi quel che costi, magari chiedendo prima la fascia gridando ai quattro venti che “il capitano è l’ultimo ad abbandonare la nave“, per poi accettare i milioni di euro di Abramovich, si attira l’odio di una tifoseria intera (do you remember, Mutu?). Com’è altrettanto ovvio che un giocatore come Morrone, ragazzo dai piedi un po’ maleducati ma con un cuore grande così, si è guadagnato sul campo, senza chiacchiere ma con tanta corsa, il rispetto e l’amore dei propri tifosi. Coerenza, abbiamo detto. E impegno. Beh, il Cassano che abbiamo lasciato prima della sosta, mettendo da parte gli ultimi 15 giorni (per i quali ha ammesso le sue responsabilità, senza scusanti), è un giocatore che ha perso una decina di kg, che si è sempre impegnato e che ha dimostrato il proprio valore, salendo sul palco del Tardini e cimentandosi in assoli da campione vero.

Questo è quello che importa, in fin dei conti. Il Cassano di oggi, secondo me, è come il Crespo di ieri, con una grossa differenza: FantAntonio non ha filtri, e proprio per questo non sai mai cosa aspettarti. Certo, Crespo non ha mai detto con così tanta chiarezza, mentre vestiva un’altra maglia, che nel caso che avesse ricevuto una chiamata dal Parma sarebbe tornato di corsa, ma per un semplice motivo: Hernan, crociato del secolo, è dotato di un’eleganza e di un buon senso che non gli avrebbero mai permesso di dire con un’altra maglia addosso una frase del genere, anche se nella sua testa, e ne siamo certi, l’avrà pensato più di una volta.

ilpuntosucassanoSe a quel sentimento d’amore verso una piazza, una realtà, una maglia ci togli il filtro del buon senso, delle dichiarazioni di facciata, delle strategie di comunicazione, ottieni l’Antonio Cassano di oggi. “Non avevamo mai sentito nessuno dire una cosa del genere da un calciatore“, ha chiosato una collega durante la conferenza stampa. Ed è vero. Certo, qualche risposta comoda è stata sciorinata, come ad esempio quella sull’ammonizione presa contro il Cagliari o sull’assenza alla serata del Teatro Regio, ma il discolo di Bari Vecchia, del resto, si è guadagnato quel soprannome mica per niente.

In sintesi, qualsiasi cosa ne pensino tifosi, colleghi e semplici osservatori, io faccio un’applauso alla sincerità di Cassano. Ora da lunedì tornerà ad essere il campo a parlare, e proprio lì bisognerà tornare a dimostrare che Cassano, al di là dei sentimenti personali, è un professionista che darà tutto sè stesso per la maglia crociata. Con tanti colpi di genio e, possibilmente, con pochissimi colpi di testa. Ma del resto Antonio è così: prendere o lasciare.

L’Editorialista