“Calcio e Calcio” e il mio 7 a Donadoni…

Michele Angella, il conduttore di Calcio&Calcio (che ringraziamo per la squisita ospitalità con la quale ci ha accolto), sul finale della trasmissione di ieri ha chiesto agli ospiti in studio di esprimere un giudizio su Donadoni. La trasmissione, però, era ormai ai saluti finali: mancava quindi il tempo per spiegare e motivare il proprio pensiero. Quand’è arrivato il mio turno ho espresso la mia opinione: “Se non c’è la possibilità di spiegare diventa difficile, comunque io a Donadoni, per quello che si è visto finora, do un 7“.

Non l’avessi mai detto: gli sguardi sbigottiti di Gabriele Majo (direttore di StadioTardini.it) e di Enrico Boni (che ha anche lanciato qualche grido di stupore) mi hanno metaforicamente “assalito”, chiedendomi lumi sulle motivazioni che mi hanno spinto a fare questo tipo di valutazione. I tempi televisivi non me l’hanno permesso e quindi lo faccio ora, anche per tutti i nostri lettori.

Il mio giudizio, che non sono riuscito ad esprimere durante la trasmissione, è il seguente:

dona1Quando una squadra non ha un gioco, o difetta di personalità, normalmente si punta il dito verso l’allenatore, incapace di motivare e di dirigere i propri giocatori. Nelle prime tre partite è stato fatto proprio questo nei confronti del mister crociato, al quale venivano imputati la mancanza di personalità, le difficoltà a centrocampo e la sterilità offensiva (ed io per primo ho riscontrato queste problematiche nei miei editoriali). Non capisco, però, perchè non si possa allora dare merito all’allenatore, considerando la costante crescita della squadra: nel mio ultimo editoriale, ho scritto cheil percorso di questo Parma, anche i più critici devono riconoscerlo, è segnato da una crescita costante. Non mi riferisco solo ai punti o ai risultati, comunque importantissimi, bensì adun fattore ancora più fondamentale: la capacità di imparare dai propri errori. Il primo Parma, quello visto contro il Chievo e contro l’Udinese, palesava difetti sotto troppi aspetti; mancavano il gioco, la personalità, la grinta, la capacità di costruzione di azioni offensive e di finalizzazione. Con la Roma è arrivato il gioco (almeno per un tempo), con il Catania si è intravista la personalità, contro l’Atalanta è arrivata la costruzione di trame offensive, con la Fiorentina la grinta e con il Sassuolo è arrivata anche la capacità di finalizzare. Certo, prima o poi arriverà anche qualche passo indietro (ed è fisiologico che sia così), ma l’idea tattica e caratteriale che Donadoni sta trasmettendo alla squadra sta prendendo forma, e questa crescita costante è forse l’aspetto più positivo da prendere in considerazione“. Permettetemi dunque, vista la crescita dopo un’inizio di stenti, di dare un voto positivo al mister crociato, senza dimenticare il fatto che Tullo Baroni, “boss” del Mattino di Parma, dando un 6,5 a Donadoni, mi ha in parte tranquillizzato riguardo la mia sanità mentale…

L’Editorialista

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