PARMA, IL PRIMO BILANCIO TRA MODULO, ALTERNATIVE, CIO’ CHE MANCA E LA TERZA DIFESA MENO BATTUTA D’EUROPA

Se ne sono andate 16 partite (18 stagionali) e i primi tre mesi di campionato. Mancano tre sfide (Ravenna e Sammaurese in casa, Bellaria fuori) a Natale e alla fine del girone d’andata. Con un Parma a +6 sul secondo posto del Forlì, è giunto il momento di stilare un primo bilancio con un occhio al futuro. Che sia il mercato di riparazione o tutto ciò che potrebbe arrivare dopo il traguardo di fine stagione.

QUELLO CHE ABBIAMO CAPITOIl Parma si è rimesso in marcia sbancando Rovigo con un netto 3-0 giunto in un momento non semplice per il gioco in flessione delle settimane precedenti e per gli infortuni che si erano abbattuti sulla rosa di Gigi Apolloni. Giorgino e Ricci sono stati recuperati in extremis, mentre Mousa Balla e Musetti si sono andati ad aggiungere al lungodegente Longobardi e all’infortunato Miglietta. Il tecnico crociato ha cambiato gli interpreti, ma non il tradizionale 4-2-3-1. Proprio questa è la prima certezza del nuovo Parma. La stabilità tattica imposta dal suo allenatore che, salvo estemporanee modifiche, non ha mai toccato il modulo di base. Parlando di uomini, invece, è già chiaro come la lauriasquadra nata in fretta l’estate scorsa abbia già trovato una sua ossatura. Zommers tra i pali, Cacioli e Lucarelli come coppia centrale difensiva, Giorgino e Corapi in mezzo al campo, più Baraye in attacco. Aggiungeremmo Longobardi, se solo non si fosse infortunato seriamente. Inseriamo Lauria, imprescindibile per la sua qualità nel raccordo tra i reparti. Una struttura di squadra ben delineata, quella che ha permesso al Parma di arrivare a questo punto della stagione con 40 punti, 32 gol segnati (secondo attacco del girone dopo quello dell’Altovicentino) e soltanto 4 reti incassate (2 sole su azione). E, qui, si giunge allo snodo cruciale della nostra analisi. Perché sì, l’altra cosa che abbiamo capito è che questa squadra ha un’organizzazione tale da essere divenuta una delle difese meno battute d’Europa. Soltanto due squadre, infatti, hanno subito meno gol del Parma nelle prime quattro divisioni dei cinque principali movimenti calcistici europei (Italia, ma anche Francia, Germania, Inghilterra e Spagna). Si tratta di due club di Tercera Division spagnola. La seconda squadra del Real Zaragoza, prima nel gruppo 17 con 3 gol subiti in 15 partite e 37 punti totalizzati, e il Caudal, in testa da solo nel gruppo 2 con 1 gol subito e 35 segnati per 40 lunghezze complessive (entrambe, però, hanno giocato una partita in meno dei crociati). Merito di Apolloni e un’ottima base su cui costruire la seconda parte della stagione. Ma, attenzione, un patrimonio su cui non adagiarsi. Perché esibizioni come quella contro l’Imolese ci ricordano quanto debba essere il gioco il pilastro attorno cui costruire un Parma che si possa proiettare in un futuro di lunga gittata.

QUELLO CHE FINORA E’ MANCATO – Mettendo da parte le due sfide di Coppa Italia e il debutto in campionato ad Arzignano, si può dire di aver assistito a due tipi di Parma. Quello delle prime giornate, che puntava ad aggredire l’avversario e sfinirlo con il pressing. E quello delle ultime, divenuto progressivamente più accorto. Proprio l’ultimo mese e mezzo di campionato ha raccontato la storia di un Parma costretto maggiormente a soffrire (non soltanto gli 0-0 con la Virtus Castelfranco e l’Imolese, ma anche l’1-0 risicato sul Romagna apolloni1Centro e il primo tempo nella trasferta con il San Marino). Merito degli avversari, che ormai hanno inquadrato pregi e difetti dell’undici di Apolloni. Colpa pure di una certa prevedibilità nell’assetto gialloblù, acuita dall’infortunio di Longobardi. Il 4-2-3-1, in sostanza, potrebbe aver contribuito a rendere più faticosa la marcatura del primo gol, quello che sblocca le partite e indirizza la sfida su altri binari, costringendo l’avversario di turno a giocare maggiormente a viso aperto. Non è un caso che le migliori prestazioni recenti siano giunte quando l’altra squadra non è ricorsa al catenaccio (dal Legnago al Delta Rovigo, passando per San Marino). Il fatto è che questo modulo, specie se con una richiesta di ripiegamento costante per i due esterni di centrocampo, rischia di essere troppo conservativo e di lasciare il centravanti troppo isolato in attacco. Senza dimenticarsi di quanto accaduto in quella che è stata sinora la partita peggiore della gestione Apolloni (al netto della Coppa Italia), lo 0-0 con l’Imolese, quando la mediana a due crociata è stata soffocata dai tre del centrocampo avversario. Si può porre rimedio? Visto il rendimento della difesa, viene da pensare che il tecnico ducale possa prendersi qualche rischio.

QUELLO CHE SI POTREBBE CAMBIARENon parliamo di stravolgimenti, ma di un ampliamento del ventaglio tattico a disposizione dell’allenatore. Partiamo dal presupposto iniziale, ovvero la necessità di mantenere intatta l’ossatura che ha portato il Parma sino a questo punto: Zommers, Cacioli, Lucarelli, Giorgino, Corapi, Lauria e Baraye. Sette giocatori di cui sei di movimento da cui non si può prescindere (probabilmente anche per un’eventuale categoria superiore) ai quali aggiungiamo due terzini (il ruolo in cui sinora si sono visti meno differenze tra titolari e riserve, dalla coppia Adorni-Saporetti a Messina-Agrifogli oltre alla new-entry Benassi). Ma se i due difensori centrali e i due centrocampisti hanno dato prova di saper fare la differenza in ogni circostanza, è bene ricordare come Lauria e Baraye abbiano sinora dimostrato anche una certa discontinuità di rendimento. Il senegalese è tornato al gol domenica, ma non segnava da cinque partite pur essendo il miglior marcatore crociato con 8 reti, mentre Lauria è spesso parso più brillante entrando a gara in corso. Il virtus-squadra-in-posamotivo? Se Baraye deve indubbiamente rifinirsi ancora a livello tattico, l’ex Delta Rovigo si sta sobbarcando un notevole lavoro in fase di non possesso. Un’abnegazione che lo porta a raddoppiare sull’esterno avversario fino alla propria trequarti. Un sacrificio dal quale esce impoverita la sua fase offensiva. Esattamente come accaduto a Melandri, titolare nella prima parte di stagione e poi più spesso subentrante nella seconda. Si tratta di due giocatori di qualità che Apolloni cerca di alternare sulle fasce, inserendo sul versante opposto un esterno dalle caratteristiche maggiormente difensive come Ricci. Per ragioni di equilibrio dovute alla loro incapacità di sacrificarsi con costanza. Inutile girarci attorno: sono giocatori di movimento, ma pur sempre attaccanti. E, per questo, da una modifica alla loro posizione in campo potrebbe nascere il primo tentativo di aggiustare il tiro al Parma di Apolloni. Come? Passando a un 4-3-3 nel quale Lauria e Melandri (ma non sarebbe affatto un problema anche per Baraye, Sereni e Mousa Balla) potrebbero agire da attaccanti di supporto alla prima punta. Che, se la buona prestazione di Rovigo fosse confermata, sarebbe indubbiamente Guazzo, ma che potrebbe divenire all’occorrenza anche Baraye o lo stesso Melandri, per via delle caratteristiche da “piccolo grande giocatore” dimostrate da quest’ultimo, indubbiamente il più polivalente degli avanti crociati, un calciatore in grado di fare tutto e di farlo bene. A patto, però, che il fisico gli conceda un pizzico di brillantezza, quella venuta a mancare di recente. Una posizione maggiormente accentrata potrebbe aiutarlo, ma aiuterebbe di sicuro Lauria. Vederlo giocare così largo, alle volte, fa pensare al Lorenzo Insigne visto l’anno scorso a Napoli nel 4-2-3-1 di Benitez. Talentuoso e a tratti decisivo, certo. Ma non dotato della costanza e della brillantezza che ha acquisito da quando Sarri lo ha portato al ruolo di attaccante esterno in un tridente. Della sua freschezza e dei suoi tagli dall’esterno ha un bisogno tremendo questo Parma e Apolloni potrebbe lavorare su questo minimo aggiustamento tattico per garantire una fase offensiva maggiormente brillante. Gli equilibri? Non mancherebbero, perché il lenti-apollonipassaggio a un tridente (associato al mantenimento della difesa a quattro) consentirebbe l’inserimento di un terzo centrocampista. E, qui, si arriva al vero problema: allo stato attuale, i due titolarissimi Giorgino e Corapi hanno tre alternative che, per ragioni diverse, sinora si sono viste poco: Miglietta, Rodriguez e Simonetti. Chi potrebbe diventare il nuovo titolare del Parma? Miglietta, se in buone condizioni, può essere il mediano davanti alla difesa perfetto per dare geometrie ed equilibrio alla squadra, se fiancheggiato da due giocatori instancabili come Corapi e Giorgino. Rodriguez obbligherebbe Apolloni a ricorrere all’adattamento di uno degli altri due nella posizione di metodista (Corapi ha tutto per farlo anche in un’interpretazione “alla Pirlo”, ma i suoi strappi tra le due linee stanno divenendo imprescindibili come conferma anche il tentativo di reimpostarlo da trequartista in un 4-2-3-1), ma da interno potrebbe avere la possibilità di crescere senza essere troppo centrale nel gioco. E Simonetti resta l’ipotesi più affascinante e probabile anche per “necessità di under”. Serve coraggio, ma se il Parma vuole immaginare un futuro di lunga durata non potrà permettersi di avere paura. O, magari, potrà semplicemente sfruttare il mercato invernale per colmare qualche lacuna.