“IL MODELLO PARMA CALCIO 1913” – GLI INTERVENTI DI FERRARI, SCALA E CARRA AL MASTERSPORT

Il calcio del domani: il modello Parma Calcio 1913: questo il titolo della conferenza tenutasi oggi nell’aula K8 del Dipartimento di Economia dell’Università di Parma, con la presenza dei partecipanti al MasterSport, ma anche e soprattutto del Parma, rappresentato da Marco Ferrari, Nevio Scala, Luca Carra, Lorenzo Minotti e diversi giocatori.

Ecco i punti salienti e gli interventi più significativi:

Marco Ferrari: “Non siamo ancora un modello, vogliamo diventarlo, abbiamo tanto da imparare. Quello che è successo al Parma, la successione di quattro presidenti in pochi mesi, ha contribuito a dare un’immagine abbastanza brutta anche all’estero. Il fatto che la nostra città si trovava sempre sui giornali per colpa di Manenti e del riciclaggio, non era proprio bello. Questo è un elemento che ha ferito tutti gli industriali, sia per una questione sentimentale, sia per un’immagine negativa della città. Ogni tassista che incontri all’estero ti parla di calcio, Parma è conosciuto per il prosciutto, il formaggio e il calcio. Che è la cosa più importante delle cose non importanti. Tutti in questa società siamo legati da vincoli di amicizia, ci conferenza-uniconosciamo da vent’anni tutti quanti. Siamo partiti da elementi semplici e sostanziali, cercando di eliminare quegli elementi comuni a molte squadre del calcio italiano. Il Parma ha avuto un proprietario che non ha pagato e ha venduto la squadra. Tutto il calcio è pieno di strutture manageriali non preparate. Non c’è solidità nella programmazione e nella gestione, pensano di poter sopravvivere grazie al sistema delle plusvalenze. Se questi sono i problemi noi abbiamo deciso di ripartire dall’inizio con persone che siano credibili e sappiano gestire e organizzare, pianificare. Nessuno vuole intervenire sulle scelte tecniche, il calcio è organizzazione. C’è una società di sette imprenditori, la partecipazione dell’azionariato diffuso che si è appena trasformata in S.p.A. La società erige un Cda con delle funzioni precise. A Minotti è stata additata la parte tecnica, mentre a Carra la parte amministrativa. Sappiamo che è molto facile fare questo in serie D ma tra tante teste nasce un principio di collaborazione nel momento in cui non intervieni direttamente.  Noi dobbiamo aspirare al raggiungimento dell’obiettivo, alla continuità e alla coerenza. Per questo non siamo un modello, abbiamo delle regole e Luca Carra, ad esempio, ha un’autonomia di gestione fino a 50.000.Tra i 50 e 150.000 euro di impatto annuo è necessaria una doppia firma di Luca e Ferrari. Fino a 300 mila c’è bisogno della firma ma di Scala e dopo i 300 si discute con il CdA che deve approvare anche i contratti superiori a 100.000 euro. Io ho fatto parte del consiglio di Amministrazione del vecchio Parma fino al 2013 ma non ho visto un contratto. Parma non deve essere un animale strano, il pesce che nuota contro corrente muore. E la nostra speranza è trovare squadre che operino nella nostra stessa direzione”.

Luca Carra: Ero preoccupato, venivo da un’esperienza diversa in un’azienda, partendo dal 23 giugno non sapevamo nulla. Noi abbiamo lavorato tutto luglio senza sapere se eravamo noi ad ereditare tutto dalla vecchia società. C’era entusiasmo, mi sono licenziato al buio, essendo tifoso del Parma, non vedevo l’ora di cominciare. La prima riunione l’abbiamo fatta conferenza-uni2nel bar del Barilla Center, per individuare le aree che per noi erano prioritarie. Minotti, Galassi, il settore giovanile completamente smantellato. Partivamo da zero, abbiamo identificato una persona che Fausto Pizzi che, grazie ai genitori che hanno creduto in noi, ci ha fatto ripartire. La preoccupazione ha lasciato spazio all’entusiasmo. I tempi erano stretti, e le giornate erano lunghe, dove lavoravi per 24 ore. Abbiamo avuto l’autorizzazione dal comune, abbiamo preso il centro sportivo e abbiamo cominciato a strutturare tutto il resto. In 24 ore abbiamo battuto il record di abbonamenti in D. Siamo arrivati a 4.000 in due giorni. Abbiamo usato tutte le forze in nostro possesso, a cominciare dall’online. Cerchiamo di gestire le iniziative della quotidianità lavorando con meno fretta”.

Nevio Scala: Ho accettato di diventare presidente del Parma, vivevo nella mia azienda agricola e lontano dal Parma da dieci anni. Ho ricevuto una telefonata semplice e spontanea da parte di Ferrari che mi ha coinvolto emotivamente. Mi ha presentato questo progetto, sono stato colpito da questa reazione, pensavo che Parma non potesse sparire, ci hanno rubato tutto. Ho accettato questa sfida perché mi sono sentito coinvolto. Sono un presidente fortunato perché la mia società non mette mai in difficoltà il lavoro di ognuno di noi. Io non sono un uomo di strategia, ho scelto i miei uomini e i miei giocatori di cui ho una stima grandissima, mi sento responsabile di un progetto intenso che a volte mi spaventa. Il pesce che nuota controcorrente non muore, il Parma è come il salmone che depone le sue uova dopo essere andato controcorrente. È questa è una esplosione di vita”.