12 DASPO PER LE AGGRESSIONI DI VENEZIA – LA PROCURA SMENTISCE GLI ULTRAS LAGUNARI: “COLPITI TIFOSI NORMALI”

Le scorie delle aggressioni da parte di alcuni ultras veneziani ai danni di alcuni semplici tifosi crociati per le vie della città lagunare viaggiano su due binari. Il primo è quello delle indagini in corso da parte degli inquirenti, il secondo è quello degli screzi a distanza tra le due tifoserie nonostante siano passate ormai due settimane dalla gara che ha visto Venezia e Parma pareggiare 2-2.

LE INDAGINI: 12 DASPOSono 12 le persone riconosciute grazie ai video delle telecamere a circuito chiuso sparse lungo la città. Il più giovane ha 33 anni, il più vecchio 47. Tutti tifosi del Venezia che, a giudicare dai racconti raccolti da Pfz.it ma anche e soprattutto dalle indagini della Procura di Venezia, hanno messo a punto un vero e proprio raid a discapito di alcuni semplici tifosi del Parma “colpevoli” di aver voluto fare una passeggiata turistica lungo la città lagunare. Due attacchi sono stati accertati, su un terzo sono in corso ulteriori accertamenti. La pena più grave è un daspo di 5 anni con obbligo di firma in Questura ai danni di un ultrà che aveva altri precedenti. Poi ci sono due daspo della durata di quattro anni, tre della durata di tre anni e cinque della durata di due anni, in questo caso senza l’obbligo di andare a firmare quando il Venezia scende in campo.

LE PAROLE DEL PROCURATORE – È stato il Procuratore Adelchi D’Ippolito a spiegare alcuni dettagli (a dir la verità già noti) di quelle aggressioni: “Non è stato il classico scontro tra tifoserie – si legge su VeneziaToday – Ma un gruppo nutrito che ha iniziato a imperversare lungo l’itinerario classico tra piazzale Roma e lo stadio per incrociare tifosi della squadra del Parma. È un comportamento disdicevole per il mondo ultras, perché non è consentito tra loro aggredire il singolo tifoso o i tifosi tranquilli. L’ultrà trova onore quando si scontra con altri ultrà. È un fatto considerato dalla Procura come grave. È sembrata quasi un’attività di killeraggio. Questo servirà anche al giudice penale per inquadrare un episodio significativo”


video di VeneziaToday: clicca qui

SMENTITI GLI ULTRAS DEL VENEZIA – Parole che confermano quanto in realtà già si sapeva. L’aggressione vigliacca non ha colpito altri ultras avversari, bensì normalissimi tifosi, in alcuni casi anche di una certa età. Un comportamento che, per chi vive il mondo ultras, equivale ad una vergogna difficile da cancellare. Eppure nei giorni scorsi da Venezia è stata fatta passare una versione decisamente diversa. “La CURVA SUD VENEZIAMESTRE – si legge in un comunicato su Facebook pubblicato un paio di giorni dopo i fatti – nella partita contro l’Ancona lascerà il settore centrale vuoto per i primi 45 minuti in segno di protesta per le continue accuse infamanti ricevute da giornalisti e “pseudo ultras” parmensi venuti in città con passamontagna, venuti a provocare il clima festoso prepartita e diffamando il proprio leader da accuse infondate“. Proprio sui social network è infiammata la polemica, con diversi ultras del Venezia che hanno accusato i tifosi del Parma di aver fatto la spia, denunciando l’aggressione. Un qualcosa che normalmente tra i gruppi organizzati di opposte fazioni non accade. Peccato che i tifosi crociati aggrediti erano semplici supporters, privi di cattive intenzioni e soprattutto estranei alle dinamiche dei gruppi ultras. Colpiti a tradimento, hanno fatto quello che qualsiasi altro cittadino avrebbe fatto. Eppure da Venezia per diversi giorni i parmigiani (chiamati erroneamente “parmensi”) venivano tacciati come “spie”. Anche lo striscione esposto a Lumezzane (vedi foto, “PARMENSE SPIA“) segue un filone adottato anche da alcune tifoserie gemellate con gli arancioneroverdi: a Modena, ad esempio, è apparso uno striscione con scritto: “Per le strade scappate, in questura parlate, parmense infame”. Gli ultras crociati si trovavano però sul ferry boat che ha portato la quasi totalità della tifoseria crociata fino allo stadio. Una versione confermata dallo stesso Procuratore di Venezia, con le chiare immagini delle telecamere a circuito chiuso a testimoniare l’accaduto. Ora, con l’ulteriore indagine per lesioni e rapina aggravata, la speranza è che i colpevoli vengano puniti e che, soprattutto, lo “scontro” d’ora in poi si limiti a rimanere nei confini dello sport, con una corsa al primo posto che rimarrà appassionante fino a fine campionato.